In Loggia e Broletto la politica è cosa da avvocati e professori

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Fra i consiglieri comunali e provinciali quasi assenti operai e impiegati del settore privato

In Loggia e Broletto la politica è cosa da avvocati e professori

In testa alla classifica anche gli imprenditori, numerosi i dipendenti pubblici

Andrea Tortelli
andrea.tortelli@epolis.sm

La politica è materia per chi può contare su rilevanti entrate economiche oppure su un posto di lavoro in un ente pubblico. È quello che emerge dall’indagine condotta da Il Brescia sulle attività professionali di consiglieri e assessori in Provincia e nel Comune di Brescia, che in tutto sono un centinaio. In Loggia e Broletto – come in Parlamento – sono i professionisti a far la parte del leone. Non tanto i professionisti della politica (sono in pochi, infatti, ad aver sempre vissuto esclusivamente grazie a incarichi politici e di partito), ma gli avvocati (ben 12), gli ingegneri (7), i medici (7), gli architetti (4, fra cui il presidente della Provincia Alberto Cavalli) e i commercialisti (3). Persone che, generalmente, hanno un tenore di vita piuttosto elevato. Come gli imprenditori, che sono numerosi soprattutto sui banchi di Palazzo Broletto (11, uno solo in Comune), e i dirigenti di enti pubblici (5). Anche gli insegnanti godono di una significativa rappresentanza nelle istituzioni bresciane e curiosamente sono quasi tutti collocati nel centrosinistra (a parte, in Provincia, la leghista Elena Zanola e l’assessore all”Istruzione Roberto Arturi). Quelli delle scuole superiori sono ben 9 -più d’uno è in aspettativa e si mantiene con la politica -, mentre i docenti universitari sono quattro. Nella Giunta di Palazzo Loggia il sindaco Paolo Corsini, il suo vice Luigi Morgano (direttore della Cattolica) e l’assessore all’Istruzione Carla Bisleri, che insegna Organizzazione dei servizi sociali alla statale di Verona. In Provincia Tino Bino che però come prima occupazione fa il commercialista. Numerosi sono anche i dipendenti di enti pubblici (7, due quelli che siedono sui banchi della Loggia e lavorano per Asm), ma dall’indagine emerge in maniera chiara – e piuttosto allarmante – come i lavoratori dipendenti del settore privato non godano di una rappresentanza adeguata nelle istituzioni bresciane. Gli operai, ad esempio, costituiscono la fetta più significativa dei lavoratori della provincia, ma in Provincia e Comune non ce n’è nemmeno uno visto che il diessino Giovanni Ragni da poco fa parte della categoria dei pensionati (in tutto sono 6). Altre eccezioni sono il tipografo Giovanni Botticini (Rifondazione) e la guardia giurata Renato Manenti (Lega). Ma anche i tre studenti universitari (contando il neolaureato Rocco Vergani). Complessivamente soltanto un terzo dei consiglieri comunali e degli assessori ha una situazione economica di partenza simile a quella di un bresciano medio. Numeri che mostrano come la politica, per molti versi, sia un “lusso” riservato a chi ne ha le disponibilità (le campagne elettorali, soprattutto quelle per la Provincia, sono particolarmente dispendiose) o comunque può godere del “paracadute” di un lavoro nel settore pubblico (con orari flessibili e la possibilità di prendere permessi o periodi di aspettativa).

Da il Brescia del 12 luglio 2006

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