Fiaccolata, poca gente

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Da il Brescia, 21 aprile 2007
La Loggia sullo sfondo e l’Urlo di Munch in primo piano. Sopra, in nero, la scritta “una città da paura”. Dentro questo bizzarro manifesto, nelle mani dei giovani di Forza Italia,  si concentra buona parte della fiaccolata che ieri sera ha percorso le vie del centro di Brescia, dalla Stazione alla Prefettura. Circa 800 persone (ma qui è guerra di cifre, per gli organizzatori si arriva alle 2000 per la Municipale sono solo 600) in cammino per chiedere sicurezza, in polemica con il sindaco Corsini e il governo Prodi. Proprio Corsini è il più evocato da slogan e striscioni. Dal “Siete sicuri? Cambiamo sindaco!” fino a cadute di stile come quelle gridate dal movimento Giovani Padani, in coda al corteo: “La moglie di Corsini sta in vetrina ad Amsterdam”. Un’offesa gratuita che non ha risparmiato nemmeno la memoria di Carlo Giuliani: “Giuliani non canta più! Voleva giocare con un’estintore, Giuliani non canta più”. A metà percorso anche un piccolo incidente verbale con Manlio Vicini, consigliere comunale di Rifondazione, per altri slogan sul Magazzino 47.
E dire che la fiaccolata era partita come una festa, con i palloncini blu a decorare i passeggini, i cappelli e le magliette ad addobbare i manifestanti e le fiaccole a illuminare la serata. Accanto alle nomenclature di partito presenti in massa, Cavalli e la Beccalossi a metà corteo, Bonomelli, Minini, Paroli in testa, ci sono i militanti della base, le associazioni. Sono poche invece le famiglie. Il ritrovo, alle 19, riempie pian piano la Stazione mentre gli autoparlanti montanti su un piccolo carretto – che guida la fiaccolata – diffonde le canzoni della tradizione popolare. A lato qualche extracomunitario osserva perplesso. Alle 20 la partenza. Ad aprire il corteo lo striscione “Brescia sicura”, portato dalle associazioni. Tra i gruppi più folti il movimento giovanile di An, Azione Giovane. Arrivati al monumento ai Caduti tutti fermi per deporre fiori. Poi, poco prima delle 21, l’arrivo in Broletto dove vengono liberati i palloncini che volano in cielo. «Un gesto di pace e tolleranza», dicono gli organizzatori che poi salgono dal Prefetto per portargli le loro richieste.

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