Mattinzoli su Asm-Aem (comunicato fiume)

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“Sarebbe opportuno soprassedere alla fusione tra Asm e Aem e guardare ad altre realtà, a noi prossime, come Agsm di Verona, le municipalizzate di Mantova e Cremona, Linea Group Holding. Nessuna contrarietà ad Aem, ma prima di correre il pericolo di farsi fagocitare, sarebbe meglio crescere ancora, consolidarsi ulteriormente e stringere alleanze più a largo raggio, soprattutto con realtà che confinano con il territorio provinciale. Insomma, è meglio non avere fretta”.

La riflessione viene da Enrico Mattinzoli, presidente dell’Associazione Artigiani, il quale si fa carico della preoccupazione di circa 4.500 imprese artigiane (installatori e manutentori di impianti idraulici ed elettrici) che operano nell’indotto creato da Asm e che con l’azienda bresciana hanno un ottimo livello di collaborazione. “Queste aziende – sostiene Mattinzoli – hanno in Asm un interlocutore attento e collaborativo, vorrei dire professionalizzante. Asm, inoltre, costituisce e può costituire ulteriormente una scuola e un’azienda pilastro per filiere di prodotti che possono interessare la piccola industria e l’artigianato. La fusione con Aem rischia di far perdere ad Asm il rapporto con il territorio e la sua funzione propulsiva nella realtà locale”.La preoccupazione di Mattinzoli, tuttavia, non è solo legata alle possibili ricadute negative sull’economia locale, ma anche alla strategia di Asm, che coniugandosi con un partner molto più grande, rischia di essere fagocitata nel sistema milanese, mentre ci sarebbe bisogno di sviluppare ulteriormente un polo infrastrutturale e di servizi della Lombardia orientale che, sia pure con molte difficoltà, si sta evidenziando con la presenza bresciana nelle autostrade, nell’aeroporto D’Annunzio e nell’alleanza tra la fiera di Montichiari e quella di Verona. Più che a Milano, dunque, secondo Mattinzoli, bisognerebbe guardare ad alleanze che hanno come epicentro il grande bacino del Garda e della Lombardia sud orientale, coinvolgendo anzitutto le realtà di Mantova e Cremona e quella veronese. Va poi, ed è un elemento prioritario, riportata a unità la nostra provincia, con un’alleanza con Cogeme. Ora, se consideriamo le aziende della Lombardia orientale, con le loro alleanze già consolidate, abbiamo la Tea di Mantova, che raggruppa la maggior parte dei comuni del mantovano, con un fatturato di 77 milioni di euro, l’Aem di Cremona, controllata dal Comune di Cremona e che partecipa a Linea Group Holding, che fattura 90 milioni di euro. Cogeme, che serve una settantina di comuni, dei quali circa sessanta bresciani, è un’azienda pubblica che fattura 130 milioni di euro. Linea Group Holding, società della quale fanno parte sia Cremona, sia Cogeme, associa anche Asm di Pavia (50 milioni di fatturato) e Astem di Lodi (23 milioni di fatturato). Nell’insieme le aziende citate costituiscono una massa di fatturato pari a 370 milioni di euro di fatturato. Se poi guardiamo ad Est, nella limitrofa provincia veronese, con la quale Brescia già condivide alcune infrastrutture e con la quale partecipa alla gestione della grande area del Garda, vediamo che l’azienda pubblica Agsm Verona fattura 390 milioni di euro. Nell’insieme le aziende sin qui prese in esame oltre ad avere un core-business che le accomuna a quelli di Asm e potrebbero, in una logica di rafforzamento di un polo della Lombardia orientale, costituire un’alleanza forte e che, tra l’altro, rafforzerebbe la parte pubblica del capitale. “Noi – sottolinea Mattinzoli in proposito – abbiamo sempre sostenuto e ribadiamo che le aziende multiutilities di interesse pubblico, come Asm, devono rimanere nelle mani dell’ente pubblico, perché la loro mission è legata al territorio e al suo sviluppo, così come ha dimostrato di fare Asm con Brescia, ai tempi del dopoguerra, con l’elettrificazione, o negli anni Sessanta, con l’introduzione del gas metano e poi, in tempi più recenti, con il teleriscaldamento”. “L’alleanza con Aem dunque – aggiunge Mattinzoli – può aspettare. Tra l’altro la patrimonializzazione Aem non può contenere reti e impianti del servizio idrico integrato che di fatto sono indisponibili perché inalienabili. Il decreto legislativo infatti sancisce l’inalienabilità di acquedotti, fognature e impianti di depurazione di proprietà pubblica. In ogni, caso, e al di là di questo particolare secondario, la via da percorrere è quella del rafforzamento di Asm in una logica di rete con le altre aziende della Lombardia orientale e con quella di Verona nella logica della grande area del Garda, alla quale già guardano l’aeroporto di Montichiari e la recente alleanza tra l’ente fiera di Montichiari e quello veronese. In seguito, una volta consolidata ulteriormente Asm e il capitale pubblico del nuovo assetto societario che potrebbe derivare da alleanze con Cremona, Mantova, Cogeme, Verona e Linea Group Holding, si potrà riprendere il ragionamento con Aem”.

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