Confermato il primo grado

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    Sono state confermate le condanne inflitte in primo grado nel processo che fa luce sull’assassinio della ventenne pakistana Hina Saleem, uccisa l’11 agosto del 2006. Tre gli imputati, al padre l’accusa principale dell’assassinio aggravata dalla premeditazione: prima dell’omicidio spedì la moglie e gli altri figlioletti inpatria, si adoperò per la vendita della casa di Ponte Zanano, decise il luogo della sepoltura e coinvolse nel suo intento i due cognati. 30 anni di reclusione spettano al padre, 17 anni ai cognati, 2 anni e 8 mesi allo zio della ragazza che ha aiutato a seppellire il cadavere.
    Dopo due ore di camera di consiglio, verso le 13.30 il giudice ha emesso la condanna. La madre di Hina alle parole del giudice è  scoppiata in un pianto isterico condito da urla di disperazione. La donna è stata accompagnata fuori dall’aula solo dopo una buona mezz’ora con l’aiuto di un figlio e di suo fratello. Prima di uscire la donna ha trovato il tempo per inveire contro l’avvocato di Giuseppe Tempini, Loredana Gemelli, fidanzato di Hina prima che lei venisse uccisa.
    L’abitazione di Ponte Zanano sarà confiscata. 40 giorni di tempo prima di leggere le motivazioni che verranno depositate dai giudici.

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