In aula il ricordo dei presenti

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    Momenti di vera commozione che fanno male, soprattutto perchè il tempo sembra non avere cancellato il dolore per le perdite subite, per gli affetti strappati per sempre da una bomba esplosa 35 anni fa. 35 anni senza aver ricevuto giustizia, 35 anni di dolorosi ricordi che ieri hanno riecheggiato nell’aula dove si sta svolgendo il processo a carico di Francesco Delfino, Carlo Maria Maggi, Delfo Zorzi, Maurizio Tramonte, Giovanni Maifredi e Pino Rauti. Ieri hanno deposto la loro testimonianza alcuni dei familiari delle vittime tra cui Manlio Milani, marito di Livia, tra i fondatori dell’associazione di parenti e familiari delle vittime, Arnaldo Trebeschi, fratello di Alberto e cognato di Clementina nonchè zio, quasi padre adottivo, del figlio della coppia (18 mesi di vita al momento dello scoppio) e Lucia Calzari, sorella gemella di Clementina, ferita dalla bomba ha riportato danni permanenti sia fisici (all’udito) che psicologici (vittima di una sorta di agorafobia che la fa stare male quando è in mezzo alla gente, perchè la folla le ricorda il momento dello scoppio). Spesso, giustamente, si ricordano le vittime (mai a sufficienza peraltro). Ogni tanto dovremmo ricordarci dei loro familiari e dei feriti, 103 persone la cui vita non è più stata la stessa.
    au.bi.

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    1. Anche in questa occasione mancano tutti e sei gli imputati. Sembra un processo a dei fantasmi. Il vuoto di quelle sedie è desolante;il tutto in una città indifferente e dimentica del suo passato.

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