La carità è anonima

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    “Quando fai l’elemosina, non sappia la mano sinistra quello che fa la destra”. E’ la risposta evangelica e prudente del vescovo di Brescia sulla possibilità che anche la Diocesi contribuisca al “Donum Bebè”. Il progetto messo in campo dalle Acli proprio dopo la pubblicazione della lettera del vescovo intende raccogliere la sollecitazione pastorale di fronte alla delibera di Giunta che esclude gli immigrati dall’assegno destinato a sostenere le famiglie con dei figli nati nel 2008. L’appello di monsignor Luciano Monari non è rimasto, quindi, inascoltato, ma se anche la Chiesa bresciana verserà il proprio obolo di solidarietà o magari lo abbia già versato non è dato sapere. “Se il vescovo rispondesse che anche la Chiesa bresciana partecipa all’iniziativa – ha precisato Luciano Monari – sarebbe letto come atto polemico nei confronti dell’Amministrazione Comunale, intento che non esisteva nemmeno nella lettera scritta prima della votazione della delibera. Mentre se il vescovo rispondesse che la Diocesi non partecipa con un proprio contributo direbbero che la Chiesa si disinteressa o che la missiva scritta aveva poco senso. Monsignor Monari non si fa incastrare dalle domande dei giornalisti, raccolti al Paolo VI per il consueto appuntamento annuale con la stampa, e affronta ogni tema proposto con le vesti del pastore. Conoscendo la doverosa malizia degli operatori dell’informazione ed il delicato ruolo che compete al rappresentante della comunità dei fedeli, il vescovo non “dribla” alcun argomento e, sempre ancorato alla Parola, si addentra nei campi dell’etica, della morale, del confronto tra culture e dei principi assoluti che presiedono la coscienza del credente.  “Un tempo la visione dell’uomo e della società- evidenzia il presule – era condivisa, mentre oggi la molteplicità delle culture – impone un confronto e un dialogo a partire dal dato della realtà empirica”. Vale a dire che per risalire al “principio” diventa più che mai necessario invertire il procedimento e ripartire dal dato. Un percorso che permetterebbe di smentire lo stereotipo secondo il quale il popolo dei credenti vive sempre all’insegna del “no” e delle proibizioni. Un metodo capace di ricostruire strutture, Istituzioni e relazioni. “L’uomo è un essere che si fa – avverte monsignor Monari – è un animale ragionevole” Ma se per crescere il tempo porta i propri frutti e l’animale diventa uomo abbastanza facilmente, lo stesso non si può dire per la ragionevolezza. “Fare l’uomo – prosegue il vescovo – è l’impresa più bella, ma a anche la più a rischio perché non esiste una garanzia”. Questa sfida coinvolge anche la cultura occidentale che non è in crisi, ma vive un momento di profonda trasformazione. La mano del vescovo è tesa nei confronti di tutti, Islam compreso. “Non credo che la Chiesa sia in pericolo di fronte ai musulmani – confida monsignor Monari – un allarme maggiore per il cattolicesimo, invece, giunge da concezioni orientali come il buddismo ed il confucianesimo”. Del resto nell’era del credente “fai da te” la tentazione di diluire la propria fede in religioni che propongono modelli di saggezza disponibili ad ogni tipo di contaminazione non deve essere sottovalutata. Per quanto riguarda l’Islam, il vescovo bresciano interpreta talune espressioni di aggressività provenienti da questo mondo quali segnali di crisi, esplosi in una cultura che fatica ed poco attrezzata a fare i conti con l’incedere della modernità. Insomma, non è l’Islam in quanto tale il problema della Chiesa nel futuro, ma il coacervo culturale al quale assistiamo. Una sorta di nuova “Babele” che esige nuovi approcci per essere interpretata e, perché no, raccontata.Quanto alla diocesi bresciana e i suoi progetti in cantiere, il vescovo rifiuta politiche di piccolo cabotaggio e delinea una Chiesa desiderosa di navigare al largo prospettando, quindi, un maggiore coinvolgimento del laicato. “ Se è credibile pensare che tra trenta anni dovremo garantire un servizio con 350 sacerdoti a fronte degli attuali 800, diventa irrinunciabile la risorsa del laicato in molte dimensioni della vita della Chiesa”. Nel disegno della Chiesa bresciana  che sarà, dopo la nomina ufficiale di monsignor Francesco Beschi a capo della diocesi di Bergamo, emerge anche la designazione del nuovo vicario generale. Per ora nessun nome, monsignor  Luciano Monari  si limita ad annunciare che sentirà i 32 zonali. La Chiesa bresciana procede,dunque ad un piccolo bilancio con lo sguardo puntato al futuro e la mano tesa a chiunque voglia sfidare la complessità del presente. Bandito ogni catastrofismo, il vescovo di Brescia scommette sull’uomo quale “animale ragionevole” e invita la comunità a coltivare la medesima sfida.Federica Papetti

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    UN COMMENTO

    1. Un buon VESCOVO,Mons. Monari, che ha ereditato una Diocesi importante e problematica e che dopo un periodo di "osservazione dell’osservabile" comincia a mettere qualche puntino sulle "i" dell’ambiente. Vedremo se,da buon Pastore qual’è, riuscirà a farsi ascoltare.

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