Gli effetti della “Messa in prova”

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    Il Ministro della Giustizia Angelino Alfano ha proposto di introdurre anche nel nostro paese il periodo di "messa in prova", una sorta di periodo cuscinetto tra la detenzione in carcere e il ritorno alla libertà, usufruibile solamente da chi ha riportato condanne non superiori ai due anni di reclusione e non rappresenta un pericolo per la comunità. Durante il periodo di prova il detenuto potrebbe adempiere a compiti di pubblica utilità, lavorando con colleghi "liberi" e percependo uno stipendio, fattori che faciliteranno il reinserimento completo in società. Se dovesse passare la proposta di Alfano nella nostra procinvia potrebbero usufruire della "messa in prova" 74 carcerati, 44 detenuti di Canton Mombello e 30 di Verziano (10 donne e 20 uomini). Porre un freno al sovraffollamento cronico delle carceri e favorire il reinserimento sociale dei detenuti: questi due vantaggi che si avrebbero dalla riforma. Positivi i giudizi sull’iniziativa da Brescia, con la speranza che non rimanga una scatola vuota.

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    UN COMMENTO

    1. Se la MESSA IN PROVA è fatta in modo SERIO e COSTRUTTIVO risulterà cosa buona e utile ai detenuti che ne godranno.In caso contrario,se deve servire solo a far spazio all’interno delle carceri,già mostra i suoi limiti e non farà altro che procurare ulteriori danni e disagi,a tutti.

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