Polo logistico nella cava Gaburri?

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    Il Gruppo Italgros di proprietà Odolini (130 punti vendita in Italia, una quarantina col marchio Italmark) vorrebbe realizzare nei 100mila metri quadrati dell’area cave Gaburri di Buffalora un centro logistico direzionale e di stoccaggio da oltre 56mila metri quadrati coperti.
    Mercoledì le commissioni Urbanistica e Lavori pubblici si ritroveranno per discutere dell’operazione che i più danno come in dirittura d’arrivo vista la forte motivazione dei tre soggetti coinvolti: l’Italgros, il detentore dei diritti di escavazione (che in contrasto con la Loggia ritiene di vantare diritti per altri 250mila metri cubi di materiale) e il Comune di Brescia che incasserebbe gli oneri di urbanizzazione. Consentire la costruzione del polo logistico vorrebbe dire addio al Parco delle cave; poco male per l’assessore all’urbanistica Paola Vilardi: «Bisogna avere il coraggio di dire che il parco lì non si farà: l’area è degradata, marginale, inserita in un contesto produttivo fra la Cembre e la tangenziale. Noi abbiamo badato a minimizzare l’impatto, tanto che il polo logistico sarà su un piano ribassato rispetto al piano campagna».
    Dopo il passaggio nella commissione congiunta la questione passerà in consiglio, il 27 febbraio.
    au.bi.

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    1. sarebbe un grosso errore, un progetto che non apporta nessun beneficio alle persone del territorio e creerebbe in futuro solo solo disagi.
      chi governa cerchi di cambiare,faccia una programmazione provinciale riguardo a questi grandi progetti che coinvolgono il territorio provinciale,sarebbe opportuno valutare altre strade, la logistica sostenibile è un diritto di tutti e sopratutto dei giovani.

    2. Credo sia giusto riportare l’autorevole parere dell’ex assessore Mario Venturini che io condivido.
      E’ il ritorno della URBANISTICA PRIMITIVA che ricorda molto il successo dei Pitoti Camuni…anche se questi non si limitano ai disegni sulle pietre…

      "Perché è sbagliata la proposta del polo logistico di Buffalora"

      Leggo dalle cronache della proposta, discussa in commissioni comunali, di un centro logistico e per le merci da realizzare presso le cave di Buffalora. Alcune considerazioni.

      a. Il polo logistico occuperebbe un’area verde, non industriale, pari a 100.000 mq nel Parco delle cave ( in variante sostanziale con le previsioni del PRG di Brescia che istituisce il Progetto Norma Parco Cave). L’edificato fattibile pare superi i 55.000 mq. Le aree delle cave, oltre ad usi ricreativi e sportivi, hanno un ruolo fondamentale quale salvaguardia del sistema ecologico bresciano e della salute fisica e psichica dei suoi abitanti. Compromettendo con impianti industriali aree di tale natura, da una parte si tradiscono le aspettative dei cittadini ( cui da almeno 20 anni si è detto di un parco, in particolare ora in cui si è quasi alla fine delle possibilità di escavazione), dall’altra parte si compromette gravemente il sistema ambientale bresciano (la zona delle cave è quasi un ottavo del territorio cittadino.)

      b. Vi è un evidente sviamento e avvilimento della concorrenza e del principio di uguaglianza delle opportunità, perché chi acquisisce terreni agricoli a fini industriali, paga cifre molto inferiori all’acquisizione di terreni industriali, definiti nei Piani Regolatori, sempre per fini industriali. Si determina, di fatto, un enorme vantaggio comparativo rispetto a terzi, che non abbiano accesso ad aree verdi e a cui il Comune non conceda varianti.

      c. Una sorta di ragionevolezza e consapevolezza civile dovrebbe almeno indurre il Comune a riflettere sul fatto che prima del nuovo Piano di Governo del Territorio ( in clamoroso ritardo, visto che per la LR n.12/2005 tale strumento si dovrebbe approvare entro marzo 2009), non si fanno “operazioni eccezionali” di tal genere, senza un quadro coerente dell’insieme dei bisogni, delle compatibilità e delle opportunità.

      d. Si tratta di “urbanistica primitiva”, che compromette gravemente il territorio e che in Italia parte da lontano, dalla Napoli di Matilde Serao fino ai paesi del bresciano di oggi che stanno distruggendo ingenti patrimoni territoriali e culturali per scopi simili (come a Chiari o ad Azzano Mella.). In Germania o in Inghilterra e in genere in Europa, non si potrebbero fare interventi in tal modo, se non come ultima ed estrema istanza dopo l’esame di tutte le alternative possibili e la concertazione con gli enti territoriali. L’aspetto forse tragico è che con un po’ più di tempo e di soldi, il polo logistico, perfino a Brescia, si potrebbe realizzare, da altre parti e su suoli industriali. Per Brescia tale operazione rappresenta simbolicamente e concretamente un radicale abbandono di una pratica e una politica urbanistica, che ha più di quaranta anni, per opera e merito di Leonardo Benevolo e dal lavoro appassionato di Luigi Bazoli, grande difensore della “qualità urbana” come valore civile. Ma le forze politiche paiono avere scordato ormai rigore e memoria.

      Mario Venturini

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