Il mestiere più vecchio del mondo

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    E’ la professione più vecchia del mondo, ma negli ultimi tempi la prostituzione ha assunto alcune caratteristiche che hanno travolto il romanticismo e la simpatia con le quali “Irma la dolce” seduceva i clienti tra le vie di una Parigi ancora bohemienne.
    Le “zie” del quartiere del Carmine con le loro seggioline fuori dalle porte riportano a queste atmosfere, ma tutte sono ben consapevoli dello sfruttamento e delle condizioni di semischiavitù alle quali sono sottoposte molte “colleghe” straniere sfruttate sulle tangenziali della periferia bresciana.Giovani donne rumene, albanesi, nigeriane in balia di connazionali privi di scrupoli che ricattano, stuprano usano ogni sorta di violenza per un mercato che genera un fatturato da capogiro. Senza contare le forme di prostituzione che avvengono in luoghi più discreti: nelle case private, nei night o nei privè di qualche locale notturno. In questi casi, spesso, le condizioni sono un po’ diverse e anche le entrate delle donne non sono paragonabili agli spiccioli di quelle costrette sulla strada.
    La prostituzione, oggi, si presenta come un fenomeno composito dove sfruttamento e autodeterminazione della donna posseggono un confine piuttosto labile. Sarebbe errato, comunque, non ascoltare la voce delle protagoniste di un lavoro che, ogni donna impegnata nell’emancipazione del proprio genere, considera “normale” con qualche difficoltà.
    Ecco perchè il comitato che è sorto in modo spontaneo nel centro storico di Brescia pone degli interrogativi sui quali i crociati del perbenismo, ma anche le sinistra più libertaria dovrebbero riflettere. Traslocare le prostitute dalla strada in appartamenti privati o ripristinare le vecchie “case chiuse”, eliminate dalla legge Merlin, assomiglia tanto ad un’operazione di arredo urbano che poco investe il nodo della questione. Allo stesso tempo, i quartieri a luci rosse realizzati in molte città europee non eliminano lo squallore che traspare dalle vetrine dove donne annoiate garantiscono un ritaglio hot per la vacanza di turisti di ogni età e ceto sociale.
    Insomma, nel dibattito sulla prostituzione s’intrecciano valutazioni sociali, etiche e di genere che in realtà dovrebbero marciare su binari paralleli, senza confondersi perchè il rischio di soluzioni da “anime belle” è sempre dietro l’angolo. La voce di chi esercita questo mestiere è forse una delle prospettive più interessanti per tentare di capire ragioni, problemi e possibili interventi legislativi per le lucciole nell’era della globalizzazione.
    Ma se l’altra faccia della medaglia della prostituzione sono i clienti qualche riflessione dovrebbe coinvolgere gli habituè del sesso a pagamento. Da rito d’iniziazione sentimentale per maschi poco avvezzi alle cose del mondo, l’incontro erotico in cambio di denaro è diventato la scorciatoia di uomini e ragazzi che non vogliono avere troppi problemi con l’altra metà del cielo. Donne, a quanto pare, sempre più esigenti nei confronti del sesso forte.
    In un ambito dove le risposte sono complesse, il comitato delle “zie” del Carmine può far sorridere, ma diventa un “osservatorio” sui generis, ma per questo non meno efficace, sulla finestra del popolo che risiede nelle più belle ballate di De Andrè. Un popolo che “ se non sono gigli sono pur sempre figli, vittime di questo mondo”.
    Federica Papetti

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    UN COMMENTO

    1. Non è proprio cambiato niente dai tempi miei;naturalmente fatte le debite proporzioni ambientali che hanno cambiato l’acquavite con la droga.Io Lorenzo Stecchetti (1845-1916),poeta maledettissimo,compagno di bisboccia di Giosuè Carducci,gran frequentatore di femmine da bordello, scrissi una poesia intitolata “Gretchen” che parla di una anziana meretrice che dà dei santini davanti alla chiesa e che ancora ricorda e si emoziona per l’unica persona importante della sua vita, Fausto. “Sull’uscio della chiesa, orrida e nera/ come le streghe che il demonio abbraccia/ vidi seder nel fango una megera,/ col marchio del bordello impresso in faccia./ Pur tra le grinfie della fattucchiera/ d’antichi fasti trasparìa la traccia,/ tal ch’io le domandai – Qual sorte fiera/ a vender santi qui, vecchia, ti caccia? -/ Fui Margherita – disse – ed a contanti/ ho venduto i miei baci e le scipite/ carezze, dopo Fausto, a mille amanti:/ ma le mie carni all’ospedal marcite/ m’hanno ridotta a vender Cristo a i santi/ per comprarmi due soldi d’acquavite.”

    2. Da quando ti ho conosciuta la mia opinione sulle donne che fanno il tuo mestiere è cambiata. Non dico di ammirarvi, né che nessuna di voi mi sembri odiosa, ma certamente una persona come te non mi appare sotto una cattiva luce.
      È da un anno che ti vedo almeno una volta alla settimana, da un po’ meno che ti saluto. Da quando mi fermasti per chiedermi se era per la felicità che cantavo mentre camminavo. Io ti risposi che era anche per farmela venire, la felicità.
      Non ti ho mai dato del tu. Non ti dico mai “ciao”, ma sempre “buon giorno”. Sei molto più anziana di me ed è giusto così. Ora mi rivolgo a te con una confidenza che non abbiamo, ma permettimelo, è solo una lettera, mi viene meglio in questo modo.
      Ti incontro sempre lungo lo stesso viale e tu non sai che sollievo sia per me. Mi annoio a percorrere a piedi quella strada e così spesso. Quando però inizio quel viale in cui tu aspetti, spero sempre di incontrarti. Il tuo saluto, che a me pare materno ma anche complice, dà un senso alla mia noiosa passeggiata. Ho scritto “materno” ed è vero, così è il tuo saluto, come lo è il tuo sorriso.
      Qualche tempo fa mi domandavo perché facessi quel lavoro, ma ora non mi interessa più e soprattutto non voglio fartene una colpa. Sinceramente non riesco nemmeno a immaginarti e non posso pensare che gli uomini con cui ti incontri siano dei porci frustrati, che vengono da te per divertirsi. Io penso che tu dia loro affetto, che li faccia sentire amati. Posso solo vederti dare una carezza, niente di più. So che non è così, ma la cosa non mi riguarda.
      Tutta questa confessione non è altro che una parte dei pensieri che hanno affollato la mia testa mentre ti passavo accanto dicendoti “buon giorno”. Non pensare che dopo questa complicità che mi sono presa senza chiedere, ora ti tratterò come un’amica, mi fermerò a parlarti e mi sentirò in diritto di porre domande. Continuerò col semplice saluto perché basta e racchiude ben più di due parole.

    3. Tutti i politici fanno finta che il problema non esista. Il motivo è banale: in uno stato come l’Italia, che ospita il Vaticano, nessuno si vuole assumere la responsabilità di andare apertamente contro la Chiesa.
      Una persona libera che vuole esercitare questa professione, rispettando il prossimo e pagando le tasse, che male fa?

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