Bragaglio e le \”due opposizioni\”

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    Pubblichiamo la lettera inviata dal consigliere comunale del Pd Claudio Bragaglio:

    Durante la recente seduta di Consiglio, è stata evocata in Loggia l’esistenza di “due opposizioni”.

    Non mi sfugge certo la strumentalità di giudizio di una Giunta che, nel proporre una rischiosa fuoriuscita dal "Patto di Stabilità", cerca soccorso nella diversità di posizioni presente tra le opposizioni ed, in particolare, tra il PD e la “Lista Castelletti”, che si è astenuta a fronte di una coerente battaglia del Gruppo PD.

    Il tema della "opposizione" rinvia al ruolo assunto sulle varie questioni (nuovo PGT, vicenda A2A, Bonus bebè, abbattimento delle due Torri, Parco Cave con l’insediamento Italgros e la Cittadella dello sport, Regolamento di Polizia locale, ex Magazzini Generali,…). Ma, nel contempo, si propone anche come questione politica più generale. Di strategia, si direbbe.

    E’ questo un tema su cui si sono registrate contrapposizioni, dentro e fuori lo stesso PD, ma che – al riparo da sterili polemiche – merita d’essere ripreso ed approfondito.

    A mio giudizio si sono alternate in questi mesi varie impostazioni che hanno poi condizionato anche il voto sui vari provvedimenti. Magari con una qualche discutibile astensione, ma più spesso con l’incisività d’una effettiva opposizione. Esemplare è stata la vicenda del Bonus Bebè, condotta attraverso la saldatura di realtà politiche, culturali e sociali tra loro anche molto diverse.

    Vi è stata, in particolare, un’opposizione immaginata come una valutazione esclusivamente di merito sui singoli provvedimenti. In un clima di possibile collaborazione istituzionale. Accompagnata anche da una qualche legittima ambizione. Penso al proporsi di una nuova classe dirigente attraverso un trasversale “patto generazionale”. Penso a un’ipotesi di possibile allargamento della maggioranza attuale, con l’integrazione di soggetti o persone in un board di comando (sostanziale, senza escluderne anche di formali), sulle grandi partite dello sviluppo, della governance di A2A, delle scelte urbanistiche ed immobiliari.

    Legittime aspirazioni, dicevo, ma che a mio parere sono risultate, nelle condizioni date, impraticabili e, più che altro, contraddistinte da una logica di adattamento alla situazione data, troppo assillate dal rischio di un isolamento dell’opposizione.

    In verità, alcune di queste scelte non escludono una duplicità di sbocco. Si consideri l’accordo socialista con l’UDC nelle elezioni provinciali o le recenti riflessioni di Guindani sulla sua uscita dal Ps.. O, sul piano nazionale, l’operazione di Rutelli, caratterizzata da un riposizionamento intermedio, che investe sul collasso del berlusconismo e la fine di un bipartitismo anomalo.

    Sono questi alcuni processi – sui piani nazionale e locale – che vanno letti con le lenti della politica e non del moralismo. E che si muovono all’insegna di una grande incertezza sul futuro. Anche se, tuttavia, va rilevato come, anche in Loggia, la rincorsa esasperata a una "terzietà equidistante" che eviti uno schiacciamento sul PD risulti un modo piuttosto rischioso di camminare sulla corda, senza rete ed a troppi metri di altezza. E capita quindi che nell’immediato esso venga interpretato come un oggettivo e gratuito aiuto ad un Paroli in difficoltà.

    Infatti, l’obiettivo della Giunta Paroli sul Patto di Stabilità era non certo la tutela dei cittadini, ma più prosaicamente quello di difendere se stessi (Sindaco-parlamentare!) per aver contato un bel nulla a Roma. Era quello di difendere un "Governo amico" che non ha saputo gestire un auspicabile emendamento “salva-Brescia”, mentre ne ha fatti troppi per tamponare gli sconci finanziari di Catania e di Palermo. Era quello di coprire la nuova gestione di A2A, imposta da Paroli, mentre l’avv. Tarantini annunciava tagli draconiani alla Loggia. Valutazioni che avrebbero meritato un voto netto di contrarietà, come ha fatto il PD. Piuttosto che un incomprensibile geroglifico politico.

    Se, come ritengo, con una simile Giunta il tema dell’alternativa si pone in termini più ravvicinati di quanto alcuni zufoli sfiduciati vanno intonando, il tema delle "due opposizioni" o, meglio ancora, i due diversi modi di intendere il ruolo dell’opposizione in città meritano di essere approfonditi con serietà e lontani dalle polemiche. Partendo dalla consapevolezza che la città ha dentro di sé un bisogno reale di opposizione, che va interpretato con chiarezza e linearità, ed indirizzato verso uno sbocco politico. Convinti che solo con la credibilità e la validità di un’efficace opposizione si allarghi lo spazio della costruzione di una alternativa di governo.

    Un’opposizione per l’alternativa, per stare ad una sintetica formula. E non già la ricerca di un’alternativa indefinita all’esercizio di un effettivo ruolo di opposizione. Consapevoli, inoltre, dell’inaffidabilità di questa Giunta sul terreno della collaborazione istituzionale, anche per l’improprio condizionamento di taluni gruppi di interesse. Come peraltro confermato con la vicenda A2A o con la gestione irresponsabile del Regolamento di Polizia locale.

    Non mi sentirei di condividere giudizi liquidatori, a cui dover poi replicare con astiosi risentimenti. Riterrei comunque opportuno raccogliere le sollecitazioni al fine di poter migliorare l’opposizione attraverso un più ampio coinvolgimento partecipativo. Sono altresì convinto che il PD bresciano, che uscirà dal prossimo congresso, saprà dare – sia a livello cittadino, che provinciale – un valido e unitario contributo per superare i limiti del passato e per sviluppare meglio un’opposizione capace di affermare un nuovo progetto di governo, alternativo alle politiche della Giunta attuale.

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