La parola a Gianantonio Girelli

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    Giantantonio Girelli, vanta una lunga biografia politica e amministrativa. Già consigliere provinciale in Broletto nella scorsa tornata amministrativa, Girelli ha rivestito anche la carica di segretario provinciale della Margherita e di sindaco del comune di Barghe, nonché di presidente della Comunità Montana della Valle Sabbia. Inoltre, Gianni Girelli ha presieduto la Conferenza Provinciale degli Enti per la stesura del Piano di Coordinamento Territoriale Provinciale e oggi è tra i candidati per le elezioni regionali del 28 marzo. A questo proposito gli rivolgiamo alcune domande.

    Com’è nata la sua candidatura?

    La sollecitazione ad una mia candidatura proviene da alcuni amici che vedono nella mia persona un’espressione del territorio bresciano e nello stesso tempo il rappresentante di una delle anime più vivaci del Partito Democratico. Figura molto amministrativa e poco legata alle logiche politiche. Per quanto mi riguarda, non nascondo che l’esperienza in Regione non mi dispiacerebbe, ma rimango convinto che l’ultima parola spetti, comunque, al partito.

    Come ha proceduto il Pd per formare la lista degli otto candidati, sapendo che probabilmente solo due avranno le chances per sedere al Pirellone?

    La lista dei candidati deve riflettere un Pd forte e capace di rappresentare tutto il partito, ma nello stesso tempo deve anche sapere intercettare i voti che vanno al di la del partito.

    Quali criticità scorge in Lombardia e quindi quali i fronti principali sui quali dovrà impegnarsi il Pd ?

    Premetto che auspico una campagna elettorale dove il confronto converga sui temi regionali e non una sorta di elezioni supplettive di di gradimento. Nello stesso tempo riconosco nella Lomdardia una buona regione in cui vivere. Merito sia dei lombardi che degli amministratori che si sono succeduti nel tempo. Detto questo esistono dei nodi amministrativi che da anni attendono soluzioni concrete. Penso al tema delle infrastrutture, vedi Brebemi, dove gli annunci sono stati numerosi, ma i chilometri realizzati nessuno. Oppure l’ambito dei trasporti:basta vedere come funzionano i treni dei pendolari per rendersi conto dei disservizi. Più in generale, manca una lettura prospettica su che tipo di mobilità si vuole realizzare e di conseguenza mancano decisioni coraggiose. In questo senso penso al sistema aeroportuale dove manca completamente una strategia.

    Anche Brescia ha pagato per questa mancanza e il caso di Montichiari non è ancora stato risolto. Pensa che la Regione potrebbe rappresentare un luogo istituzionale di sintesi?

    Esistono scelte che gli Enti Locali compiono in autonomia ed altre delegate a livelli superiori. Ma la regione Lombardia ha speso poca voce per lo scalo bresciano, mentre proprio la Regione poteva e potrebbe farsi forte del proprio essere Istituzione per redigere un programma sul quale discutere con i Comuni interessati dalla problematica aeroportuale. A dire il vero credo che questo non sia ancora avvenuto perchè a Roberto Formigoni non è riconosciuta tutta l’autorevolezza che i cittadini gli hanno conferito.

    Ritornando alle elezioni, il Pd in quale direzione deve andare per recuperare il consenso perso e soprattutto per arginare la cavalcata della Lega ?

    Il Pd deve tirare fuori il meglio di sé tra amministratori locali, società civile e associazioni, ossia le realtà che riassumono la tradizione del partito. Nello stesso tempo dovremmo liberarci di quel substrato di politicanti che non giova al territorio. La classe dirigente deve ritornare ad essere un espressione del territorio che la rappresenta con un nuovo linguaggio.

    Lei punta sull’elettorato cattolico?

     Credo che il Pd debba smettere di dimostrare di essere supercattolico o laico per partito preso. In realtà è il mondo cattolico che dovrebbe essere più coraggioso. Il cattolicesimo, vissuto troppo spesso come il perimetro dei divieti,, in verità è sempre stato vicino alle persone. Appartiene alla tradizione del cattolicesimo democratico la politica a favore della famiglia, della casa, dei giovani e del welfare. E’ da qui che bisogna ripartire.

    E per quanto riguarda il nodo alleanza cosa ne pensa ?

    Se le fai con chi poi non riesci a governare sono inutili, quindi il Pd deve includere con chiarezza sui programmi che intende realizzare.

    Con l’Udc, con la sinistra ?

    Ribadisco il Pd deve formulare anche in Lombardia un progetto di governo del territorio sul quale stringere dei patti e in questo senso auspico un tavolo di confronto con entrambe per capire il grado di condivisione di un progetto. Volgendo lo sguardo a quello che sta avvenendo in altre regioni ho come l’impressione che si sia parlato molto di formule e poco di programmi.

    Condivide il metodo con il quale si giunti alle scelta di Filippo Penati ?

    Penati è una candidatura autorevole, anche se non nascondo che avrei preferito un percorso un po’ diverso con un maggiore coinvolgimento del partito.

    Le primarie ?

    Le primarie vanno bene e anche qui a Brescia sembra che i cittadini non si siano stancati di recarsi alle urne, ma devono essere meglio strutturate per non svilire uno strumento di partecipazione alla vita democratica così importante.

     

    Federica Papetti

     

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    UN COMMENTO

    1. GIRELLI non è certo un politico di primo pelo o un semplice amministratore; da anni bazzica la politica bresciana rivestendo anche incarichi importanti.
      Ma il dibattito è se servono facce nuove o facce serie.

    2. Se non sbaglio avete già intervistato Parolini per il PDL, Quadrini per l\’UDC ed ora anche Girelli per il PD. Sono in ansiosa attesa di conoscere il candidato leghista, posso consigliare il Renzo Bossi?

    3. Conosco Girelli e ne apprezzo misura e serietà. Un ottimo candiato che ha saputo, quando era necessario, anche rinunciare alla \"sedia\" per il bene superiore. Di \"queste persone\" ha bisgono la politica.

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