Prova di lingua per gli stranieri?

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    Il divieto di aprire nuovi locali che vendono kebab? Non basta al capogruppo leghista in Loggia Nicola Gallizioli che si spinge ancora oltre: test di lingua obbligatorio per tutti i titolari stranieri di negozi in città. D’accordo con lui il presidente della commissione Commercio Massimo Tacconi, assieme i due incalzano l’assessore al Commercio Maurizio Margaroli: «Nulla di più che una delibera di indirizzo, giusta per indicare la volontà politica della Giunta comunale, ma necessita di essere recepita anche da precise prescrizioni all’interno del Piano di governo del territorio, al fine di tutelare seriamente i centri storici dalla presenza monopolizzante di attività etniche per nulla coerenti con la storia della nostra città. Secondo i due sarebbe auspicabile che «la Giunta, nella costruzione del Pgt, confermi questa volontà e inserisca precise e chiare prescrizioni che vietino l’apertura di questi esercizi commerciali. Così come la stessa severità occorre avere con i circoli privati, forma sempre più usata dagli stranieri per mascherare vere e proprie attività commerciali, che vanno escluse dai centri abitati. Sarebbe ora che si introducesse per le attività commerciali promosse da stranieri l’obbligo di presentare un certificato che attesti la conoscenza della lingua italiana sia parlata sia scritta, in seguito alla frequenza di un corso, all’atto della presentazione della domanda di autorizzazione per l’attività di somministrazione di alimenti e bevande. In alternativa, la verifica mediante test della conoscenza della lingua italiana. È doveroso questo passaggio, perché spesso ci è capitato di imbatterci in esercenti o baristi che non conoscevano nulla della nostra lingua. E il fatto che un negoziante non sappia parlare l’italiano rappresenta da un lato un servizio negativo alla città, dall’altro un rischio di peggioramento del rispetto delle norme. Conoscere la lingua del posto deve essere un requisito fondamentale per poter lavorare e condurre un’attività economica, ragion per cui alcune città dove governa la Lega Nord hanno già avviato questa esperienza che intendiamo sottoporre all’assessore al Commercio, affinché il requisito sia opportunamente inserito nei criteri relativi al rilascio delle nuove autorizzazioni».

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