Arrighini:troppe spese ancora a bilancio

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Giulio Arrighini
Giulio Arrighini
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Militante della Lega Nord a Brescia, Giulio Arrighini è stato tra i fondatori e poi segretario provinciale e cittadino dello stesso movimento fino al 1992, anno in cui diventa membro della Camera dei deputati nel corso della XI legislatura e  rieletto nella XII legislatura. Consigliere comunale di Brescia nel 1990, Arrighini nel 1999 lascia la Lega Nord in dissenso con la linea politica delle segreteria federale e tre anni più tardi, nel 2002, aderisce alla Lega Padana di Roberto Bernardelli. L’anno successivo Arrighini è candidato alla carica di sindaco alle elezioni amministrative di Brescia per lo stesso movimento e nel 2004 si candida alla carica di presidente della Provincia di Brescia per le liste Lega Padana e No Euro entrando in Consiglio Provinciale dove siede fra i banchi dell’opposizione alla giunta Cavalli. Nel 2009 si è ripresentato alle elezioni provinciali di Brescia con la lista Lega Padana Lombardia raccogliendo il 3,2% dei voti, sufficienti a riconfermare il suo seggio in consiglio provinciale.

Consigliere Arrighini non è ancora cessata la polemica per la mancata approvazione della mozione di solidarietà a Marco Garatti, il medico bresciano che lavora in Afghanistan con Emergency. A differenza della maggioranza del Broletto,  Lei ha ritenuto di votarla.

La mozione presentata in sede di Consiglio era frutto di un accordo e richiamava al rispetto dei diritti dell’uomo, motivo per cui aveva trovato anche il mio consenso. Ma come hanno scritto anche i giornali la cosa che sorprende nel dissenso della maggioranza è che la mozione era stata proposta dal presidente del Consiglio Bruno Faustini, membro della maggioranza appunto, che infatti ha ritenuto di votarla. Se è vero che nella versione originaria potevano esserci valutazioni premature, visto la poca chiarezza dell’attuale situazione, il testo proposto richiamava in generale ai diritti dell’uomo per cui non si comprende il motivo della sua bocciatura.

La Provincia sta discutendo il bilancio previsionale, Lei che idea si è fatto del primo bilancio della giunta Molgora?

Non esprime un programma tanto che questo bilancio previsionale sembra più un bilancio consuntivo che si limita a ripercorrere quello della giunta precedente. Se è vero che è un bilancio redatto per forza di cose in ristrettezze è altrettanto vero che il presidente Molgora ha tagliato qualche cosa ma non tutti gli sprechi che avrebbero dovuto essere eliminati.

Ma anche il Pd, per voce del capogruppo Diego Peli, ha dato atto al presidente di avere dato una “sforbiciata” ai conti del Broletto…

Certe spese come i 400 mila euro per i “portaborse” potevano essere tagliate così come i costi della Fondazione musicale. Tra l’altro, a proposito di fondazioni, nel bilancio molto viene delegato a tali enti circostanza che evidenzia la poca capacità di proposta della Provincia. Direi che con questo provvedimento emerge una sorta di “dismissione” dell’ente.

Nei giorni scorsi si è parlato della possibilità di accorpare alla sede unica del Comune anche quelli della Provincia. Lei cosa ne pensa?

Sono favorevole perché come per la Loggia anche per il Broletto non tutti gli uffici potrebbero essere spostati.Penso a quelli di villa Barboglio o in Broletto che, invece dovrebbero espandersi occupando anche i locali che oggi sono usati dalla Prefettura. Le funzioni di rappresentanza, però, devono rimanere in centro storico per motivi simbolici, ma anche per scongiurare la dersetificazione del centro. Realizzare una sede dove possano trovare posto altre funzioni in comune con la Loggia permetterebbe di risparmiare parecchi soldi, compresi quelli che, oggi, escono per gli affitti.

Lei ha dichiarato pubblicamente il suo dissenso sul polo logistico di Azzano, un casus belli che ha rischiato di rompere anche gli equilibri tra Pdl e Lega…

Il progetto del polo di Azzano è fuori da ogni logica e privo di buon senso. Dopo un susseguirsi di pareri discordanti da parte di tecnici e politici rimango dell’opinione che tale opera rasenti la mancanza di trasparenza, oltre che rappresentare una ferita nel territorio bresciano.

Da pochi giorni a seguito delle elezioni regionali si sono ridisegnati anche in provincia di Brescia gli equilibri politici, Lei che analisi fa del voto appena trascorso?

Nel bresciano la Lega fa i conti con un astensionismo che l’ha sicuramente favorita, ma il dato che mi preme sottolineare è il ruolo giocato da alcune formazioni minori che sono salite sul carro del vincitore. Penso ad esempio ad Alleanza di Centro dove personalità della vecchia Dc hanno contribuito al risultato del centro destra. Adesso che la Lega ha i numeri per governare molte amministrazioni locali bisognerà vedere  se i suoi uomini saranno in grado di farlo o se subentreranno politici provenienti, appunto, da esperienze storiche della prima Repubblica.

A dire il vero anche Lei è un “veterano della politica” , quindi  perché la scelta di proseguire in solitudine in Broletto, invece che aggregarsi a forze numericamente più grandi per ottenere un peso maggiore?

Credo sia utile in Consiglio avere anche qualche voce al di fuori dagli schieramenti, ma il mio movimento è nato proprio per recuperare il progetto originale e originario dell’autonomismo leghista. Mentre la Lega Nord inizia a pensare di diventare un partito nazionale, il modello delle regioni a statuto speciale riamane, a mio parere, la prospettiva che andrebbe perseguita per un progetto federalista. Tra l’altro, dopo l’iniziale ostilità della base leghista neoiconfronti del nostro movimento, oggi  riscontro stima e rispetto.

Federica Papetti

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