Il federalismo degli immobili

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Renato Borsoni - www.bsnews.it
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di Renato Borsoni – Argomento molto ricorrente, si torna a parlare in questo periodo di immobili inutilizzati, in particolare di quelli storici pubblici o privati che per varie ragioni – perdita delle funzioni originarie o incongruenza di possibilità d’uso rispetto alla vita contemporanea – attendono, immobili appunto, il loro destino. Sembra intanto che fra una decina di giorni incominci il suo iter in parlamento la prima proposta di decreto attuativo del federalismo che va sotto il nome di federalismo demaniale: riguarderà l’immenso patrimonio nazionale di immobili dismessi che trova, per esempio, nelle caserme ormai abbandonate uno dei temi più urgenti;

pensiamo solo a Brescia, per renderci conto di quanta  superficie inutilizzata di suolo pubblico si trovi addirittura nel cuore o nelle propaggini del centro storico. Quasi nulla si sa – a pochi giorni dall’inizio del dibattito – di metodo e merito che dovranno guidare così rilevanti complessità: c’è dunque da sperare che non si affronti in modo sbrigativamente spartitorio (la ristrettezza dei tempi lo fanno temere) un problema culturale di così definitiva influenza nel futuro delle nostre comunità.

Quanto al tema della discussione ricorrente fra le nostre mura, è evidente che a questo punto esso potrà essere affrontato con maggiore concretezza se e quando la normativa nazionale sarà ben chiara, quando cioè una mappa dei beni di proprietà comunale o comunque di  interesse locale potrà essere integrata nelle direttive previste dal federalismo demaniale. Comunque, da molti decenni si parla in città – a singhiozzo o con aleatorie iniziative pubbliche e private – della destinazione di tanti spazi abbandonati o sottoutilizzati: dal “vuoto” di Via Dante alla Crocera di San Luca, dall’ex Mercato dei Grani all’ex ospedale dei bambini, alle costruzioni solo recentemente svuotate dopo l’apertura del nuovo palazzo di giustizia. Apprendo che in questi giorni si comincia a discuterne in Loggia. Non sarà questa una occasione imperdibile per avviare un grande studio complessivo del problema, ai più alti livelli di professionalità  e di partecipazione? O vogliamo continuare a sorridere ogni volta che qualche singolo cittadino propone la sua personale soluzione, sia essa intelligente ma velleitaria oppure stramba o folcloristica? Ne abbiamo sentite di tutti i colori, finora.

DA IL QUOTIDIANO IL BRESCIA – 14 MAGGIO 2010

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