La speranza nel pallone

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Renato Borsoni - www.bsnews.it
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di – Sono giorni difficili per molti italiani, questi: non per tutti, sicuramente, perché ci sono quelli a cui le restrizioni generali passeranno accanto come un refolo di vento, quelli ai quali il taglio di un cinque o dieci percento sullo stipendio gli farà vantare di avere “contribuito”, quelli che si metteranno a posto la coscienza sacrificandosi a pagare un altro condono, e via di seguito. E le ormai patetiche sacrosante prese di posizione sindacali – “tanto finiscono di pagare di sicuro sempre gli stessi, i più poveri e i più controllati alla faccia di chi evade” – rischiano di passare come sempre da un telegiornale all’altro, da un talk-show all’altro (sarei tentato di dire da uno sciopero all’altro) senza lasciare tracce visibili. Che fare? Forse si tratta di ritrovare la strada della speranza. Non so se qualcuno ha avuto l’occasione di ascoltare mercoledì sera un’intervista di Fabio Fazio, nel bel mezzo di uno “speciale” dedicato al prossimo campionato del mondo di calcio in Sudafrica, alla figlia di Nelson Mandela. Ogni tanto questa bella colorata limpida signora pronunciava la parola speranza come se non l’avessimo mai sentita: mi sono accorto che nel nostro linguaggio quotidiano non ha ancora subito il trattamento fatto ad altri bellissimi vocaboli come amore o libertà, svuotati di significato perché sbattuti nelle vicende politiche quotidiane come sderenati slogan pubblicitari. Mi si dirà che là c’è stata una storia di sete di giustizia sfociata – in modo umanamente eroico – in una vittoria di tutti, vincitori e vinti, che consente di pronunciare parole ed esprimere pensieri di apertura al domani. Qui da noi – e forse in tanto mondo occidentale – sembriamo seduti sulla (importantissima) conquista di un equilibrio politico che sembra avere come unico obbiettivo un diffuso e alienante benessere. La speranza ha un estremo bisogno di cambiare segno. Chi di dovere – che sicuramente c’è – esca dal torpore e si dia da fare.

A pesare sulla situazione generale poi, è sorto un altro problema molto complesso che sta agitando i sogni degli italiani: si dice che il figlio di due mesi di Briatore non dorma più da quando è stato costretto a farlo in terraferma dopo che la Guardia di finanza ha sequestrato il panfilo di papà, Gregoracci incorporata. Ora la mamma smentisce. Speriamo: appunto, speriamo bene.

DA IL QUOTIDIANO IL BRESCIA – 28 MAGGIO 2010

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