Segni di pace

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    È in libreria, pubblicato da Tarantola, un libro di Valentina Bani e Paola Gualtieri. Si tratta di una matassa di ricordi, come dice la controcopertina, che scorre attraverso tre guerre che le autrici non possono aver vissuto. Raccontare dei drammi altrui senza retorica è un’impresa, farlo in bianco e nero con l’uso di poche parole e della sola matita pare perfino un azzardo.

    Valentina è sorda. Dialogare, trascrivere, capirsi e completarsi vicendevolmente con Paola per realizzare un libro è una cosa che poteva accadere solo fra due donne. Il titolo è “Segni” e ci fa capire subito d’aver di fronte una volontà che poggia su tracce profonde.

    Ho sempre pensato che per un artista la fase creativa più interessante non sia la fine di un’opera ma il suo inizio. Di più, l’anticipo con cui mettere a fuoco ciò che comunicherà con una grafica, un quadro, una scultura. Questi “Segni” sembrano sinopie preparatorie più che disegni finiti.

    Pagina dopo pagina si smarrisce la scala di grigio delle tenere matite per esplorare gradatamente una tinta sanguigna color mattone. È il colore dell’affetto, è la vampata monocroma dell’amore.

    È un percorso circolare dove i tratti umani della famiglia Puletti diventano ritratti figurati. Non quadri, non fumetti, non fotografie e nemmeno semplici disegni.

    Immagini che si formano fra chi le ha appoggiate sulla carta e chi le vorrà condividere nella lettura. Luoghi emotivi, tridimensionali, dove anche le parole scritte contribuiscono a formare icone dalle molteplici tonalità nel gioco di luci e ombre della vita. Figure che continuano nell’intimo di chi le ha tratteggiate.

    Questo libro anticipa un mondo che si vorrebbe a colori e che oggi si fatica a vedere. Introduce al bello, al sereno, alla necessità del perdono, alla quiete della Pace.

    Quello che sorprende di questi disegni è la dolcezza con la quale si racconta la Seconda Guerra Mondiale, dei desaparecidos argentini, dell’eccidio in Bosnia Centrale. Guido Puletti era lo zio di Valentina. Fu assassinato il 29 maggio 1993 con Fabio Moreni è Sergio Lana sulla strada di Gornij Vakuf per la sola colpa di testimoniare la Pace.

    Tutta la famiglia Puletti da “nonno Toni”a“Ghido”, restano portatori di un’ambizione che – anche se può apparire utopica – è senza alternative. È la Pace che segue al buio pesto. È il chiaroscuro che anticipa la fine dell’ennesimo, inutile, conflitto. 

    Chi aprirà questo libro al suo interno troverà pagine piene di “Segnidipace”. Vocabolo che mi piace sintetizzare in un’unica parola, proprio come Aldo Capitini amava scrivere Nonviolenza, senza trattini né mezze misure.

     

    Gianluigi Fondra – Mompiano

     

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