Arcai difende Brescia e la cultura

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    «Persino la Grecia, che si trova in ben altre condizioni, non ha toccato la voce di spesa alla Cultura». Queste le parole dell’assessore alla Cultura del comune, Andrea Arcai, che oggi sarà in prima fila a Roma, presso il nuovo museo Maxxi, per difendere la cultura dai terribili tagli ipotizzati dalla finanziaria Tremonti-Berlusconi. «Chiediamo di mitigare le norme che rischiano di fare di ogni erba un fascio e di introdurre tagli indiscriminati. Siccome siamo propositivi, attraverso l’Anci e direttamente come Federculture e Città d’arte attraverso i gruppi parlamentari abbiamo presentato una serie di emendamenti in tal senso. Devo dire che quando abbiamo presentato le nostre richieste insieme al sindaco di Cagliari Floris ho avuto l’impressione che molti parlamentari scoprissero per la prima volta il contenuto della manovra».

    Ci sono tante cose che non vanno giù al nostro assessore: «La prima riguarda la clausola che stabilisce che a partire dal 2011 si potrà spendere per mostre, convegni e pubblicità solo il 20 per cento di quanto si è speso nel 2010. Le mostre sono ossigeno per l’economia delle città d’arte; noi stessi avevamo programmato un anno sabbatico dopo la chiusura del ciclo-Goldin, ma su pressione degli operatori economici abbiamo messo in cantiere Inca, che s’è poi rivelata una mostra di grande successo. Si stima che per ogni euro investito in eventi culturali ne ricadano, sul territorio, da 2,6 a 4. E poi le mostre servono a far conoscere i musei, e Santa Giulia ne ha tratto beneficio».

    Riguardo alla pubblicità: «Se decidiamo di varare la ricostruzione in 3D delle Domus dell’Ortaglia e poi non possiamo pubblicizzarla, che senso ha? Con queste norme non solo la Centrale del latte non dovrebbe più sponsorizzare il Basket Brescia, ma neppure tante società dilettantistiche potrebbero più ricevere un sostegno minimo. Quanto ai Cda, le Fondazioni culturali come il Teatro Grande hanno numeri superiori proprio per coinvolgere i privati: che senso ha limitare a 5 i consiglieri?».
    a.c.

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