Ufficiali le dimissioni di Parolini

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    E’ stato eletto nel Consiglio Regionale, ma le cose non sono andate come voleva lui, cioè non gli è stato assegnato nessun assessorato. Mauro Parolini si è ufficialmente dimesso dall’incarico di assessore ai Lavori Pubblici della Provincia di Brescia, ruolo ricoperto ininterrottamente per 11 anni (le rotonde realizzate? 319!). Lo ha fatto spedendo la lettera in Broletto e parlando alla stampa per evidenziare le questioni politiche che gli stanno più a cuore.

    La critica nei confronti della Lega e del suo presidente in Broletto è forte: «Di fronte a una scelta e a una condizione nota da tempo credo sia necessario stringere i tempi. Al di là di una questione momentanea, che credo si risolverà nel volgere di pochi giorni, bisogna acquisire la consapevolezza della gravità del momento. Una coalizione forte, fatta da due grandi partiti, ha il dovere di rispondere ai bisogni dei cittadini. In Provincia c’è oggi una situazione oggettivamente tranquilla, basata su un accordo che vale per 5 anni e stabilisce rapporti numerici chiari con 5 assessori alla Lega, 6 al Pdl e il presidente della Lega. Non c’è nulla che giustifichi una modificazione di questo quadro, anche le elezioni regionali hanno confermato il Pdl primo partito provinciale. Per questo abbiamo chiesto al presidente Molgora di fare un semplice decreto di nuova nomina, e il Pdl ha indicato il nome di Mariateresa Vivaldini. Attendiamo che la decisione arrivi in rapida successione. Gli accordi autorizzavano il presidente a nominare un dodicesimo assessore entro il dicembre scorso. Non avremmo nulla in contrario se lui decidesse di nominarlo ora, anche considerando che Molgora è sovraccarico di deleghe e quella del Turismo richiede un’attenzione quasi quotidiana. Quest’anno ha dimostrato la possibilità per la maggioranza di lavorare e di ritrovarsi sulle grandi scelte. È necessario però alzare la testa e guardare lontano mettendo in secondo piano le diatribe di potere. Gli elettori non ci perdonerebbero se non ci occupassimo dei loro problemi. Chiediamo ai nostri alleati di guardare lontano, altrimenti tutto rischia di implodere».     

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