Stefana: la mano di Capossela

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    Nascere e abitare a Brescia, anzi a Nave, non penalizza le aspirazioni artistiche se queste sono autentiche. Ne è convinto il ventottenne Alessandro Stefana che, appassionato di musica fin da piccolo, oggi è diventato il chitarrista ufficiale di Vinicio Capossela e pur che continuando ad vivere nel comune valtriumplino suona in ogni parte del mondo. In attesa di partire per un tour racconta la sua esperienza a Bsnews.

    Come sei riuscito ad essere scelto da Vinicio Capossela?

    Nel 2004 suonavo in un locale a Milano con il cantautore Marco Parente e Vinicio era tra il pubblico. Alla fine del concerto mi ha chiesto il numero di telefono e da quel momento è iniziata la nostra collaborazione, ma per un po’ di tempo ho continuato anche a fare il postino. Poi ho deciso di fare il salto e tentare di vivere solo di musica.

    Com’è iniziata la tua passione?

    Nella mia famiglia tutti suonano uno strumento e mio papà la chitarra. E’ stato lui che mi ha instradato e all’inizio non ci ho nemmeno pensato mi sembrava naturale suonare uno strumento. Poi dall’età di sei anni ho cominciato a studiare musica con vari maestri.

    Immagino che ci saranno state esperienze anche con qualche gruppo?

    A 13-14 anni suonavo in un gruppo pezzi punk poi sono andato ad un concerto di un gruppo gli “Scisma” e ho dato una cassetta al leader del gruppo Paolo Benvegnù che mi ha telefonato per chiedermi se volevo seguirli come “roadie” nei loro concerti e da li ho iniziato a navigare nel mondo della musica.

    Ti ritieni fortunato?

    Si

    Vivi nel mondo dello spettacolo a 28 anni, ti lusinga?

    Mi lusinga poter vivere di musica, della musica che amo. Invece l’ambiente musicale non mi attrae molto, lo frequento più per lavoro. Dalla sua lo spettacolo ti abitua a cose che prima magari non avresti mai immaginato. Adesso parto per Cuneo per poi andare in Israele passando per la Polonia.

    Come ti vedi tra venti anni?

    Non lo so. Suonerò ancora sicuramente, ma non so se sarà ancora una professione.

    Cosa consigli ai giovani, e sono tanti, che vorrebbe intraprendere la tua carriera?

    La cosa più importante è trovare una propria identità. Io ho sempre ascoltato tantissima musica, ma ho sempre cercato di trovare una mia strada. In troppi si fermano a suonare i pezzi di altri senza nemmeno tentare d’intraprender una ricerca personale. Detto questo come ogni obiettivo deve essere perseguito con tenacia.

    Nascere a Brescia penalizza chi ha delle aspirazioni artistiche?

    No, forse un tempo. Oggi tra internet le mille possibilità di movimento non difficile sviluppare la propria dimensione artistica anche in una città con altre vocazioni. Credo che oggi si possa fare di tutto l’importante e continuare a studiare, lavorare su se stessi per tentare nuovi percorsi artistici. E’ difficile, ma non è Brescia il problema. Tanto per fare un esempio fini a solo sei anni fa incidere un disco era considerato un traguardo. Oggi con tecnologia alla portata di tutto il disco è diventato l’inizio di ogni esordiente musicista. Tutti vogliono fare un disco e tutti lo vogliono pubblicare. E’ un momento un po’ confusionario.

    Federica Papetti

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