Carrocciopoli bresciana

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    A distanza di mesi dallo svolgimento del concorso, nelle ultime ore nel mondo della scuola bresciana sta montando una polemica finita anche nella cronaca nazionale. Il Riformista ha pubblicato infatti un editoriale di Tommaso Labate dal titolo "Carrocciopoli" (lo riportiamo in integrale più sotto) spiegando le ragioni secondo le quali un concorso pubblico abbia portato all’assunzione di 5 ragazze "vicine alla Lega".

    Carrocciopoli
    di Tommaso Labate
    Cinque fanciulle padane assunte alla Provincia su 700 domande

    Si iscrissero in settecento, si presentarono in duecentoquaranta, andarono avanti in trentotto. Ma i posti, ahiloro, erano solo otto. Da settecento a otto. Tra questi vinsero cinque fanciulle con un pedigree “padano” a dir poco granitico, che ora aspettano solo di prendere possesso della loro seggiola. C’è la figliola del candidato leghista alle regionali, la nipote dell’assessore provinciale leghista, la moglie del vicesindaco leghista del capoluogo e ben due beneficiarie di contratto ad personam presso lo stesso assessorato provinciale retto dal medesimo esponente politico. Leghista, ovviamente.

    Messa così, sembrerebbe la storia di un’edizione qualsiasi di Miss Padania. In realtà si tratta di un concorso pubblico per otto posti da impiegato presso la Provincia di Brescia. Altro che “semplice” Parentopoli. Qui pare di stare a Carrocciopoli, dove la Vittoria sembra farsi schiava solo davanti ai nipotini di Alberto da Giussano.

    La storia di questo concorso pubblico – ricostruita e denunciata punto per punto su internet dal gruppo di cittadini Tempo Moderno (il cui referente è l’avvocato Lorenzo Cinquepalmi, dirigente del Psi di Brescia) – inizia nel dicembre 2008. Quando la Provincia di Brescia, all’epoca presieduta dal pidiellino Alberto Cavalli, pubblica il bando «per la copertura di numero 8 posti di istruttore amministrativo, Categoria C – a tempo pieno e indeterminato». Impiegati di concetto, tanto per capirci. Con tanto di contratto blindato e stipendio garantito dalla collettività.

    Le candidature avanzate dopo la pubblicazione del bando sono oltre settecento. Un posto al sole della pubblica amministrazione, di questi tempi, fa gola a tutti. Alla prova scritta si presentano in duecentoquaranta. Pare complicato, il primo round. Soprattutto perché, sul punto, il bando lascia spazio a più interpretazioni. «La prova scritta», si legge, «potrà consistere nella stesura di un elaborato o nella soluzione di appositi tests (proprio così: tests, ndr) a risposta chiusa su scelta multipla e/o in una serie di quesiti ai quali dovrà essere data una risposta sintetica». C’è qualche «e/o» di troppo, forse. Ma d’altronde, quale amministrazione pubblica può elaborare un bando di concorso con tutti i crismi della chiarezza?

    Per i risultati della prima prova basta attendere fino al 28 ottobre 2009. Quando la graduatoria dei trentotto ammessi all’orale viene pubblicata dal sito internet della Provincia di Brescia (http://www3.provincia.brescia.it/rassegna/doc/27638813.pdf). Che, nel frattempo, ha cambiato presidente. Al posto del pidiellino Cavalli, che ha completato anche il secondo mandato, è arrivato un cavallo di razza del Carroccio: il sottosegretario all’Economia Daniele Molgora. Uno degli autori, insieme a Giulio Tremonti e Roberto Calderoli, del testo della legge sul federalismo fiscale.

    Dei trentotto ammessi all’orale, sussurrano le tante malelingue che si annidano tra i tantissimi “trombati”, ci sono troppi concorrenti «vicini» alla Lega. Tutti con punteggi altissimi. Troppi? Vicini alla Lega? E in che senso «vicini»? Sembra il solito chiacchiericcio che anima ogni post-concorso pubblico che si rispetti, in cui chi resta fuori punta l’indice contro chi è finito dentro. E poi, come scriveva il commediografo Terenzio centosessant’anni prima che nascesse Cristo, «non c’è nulla che le male lingue non possono peggiorare».

    Ma è sufficiente aspettare fino ai risultati della prova orale, e quindi fino alla proclamazione degli otto vincitori del concorso pubblico della Provincia di Brescia, per ricadere nella tentazione andreottiana di pensar male. E, quindi, di far peccato.

    La graduatoria definitiva viene pubblicata il 4 febbraio 2010 ed è facilmente consultabile su internet (http://www3.provincia.brescia.it/rassegna/doc/84246875.pdf). Il primo posto utile lo conquista l’ottava in classifica. Si chiama Sara Grumi ed è figlia di Guido, candidato alle ultime regionali con la Lega Nord nonché assessore del Comune di Gavardo. Trattasi senz’altro di ragazza particolarmente preparata visto che, nel suo palmares, c’è già un contratto di collaborazione con le istituzioni. Anche in questo caso – strano ma vero – con l’amministrazione provinciale bresciana.

    Tolti i candidati al settimo, al quarto e al secondo posto della graduatoria, le altri cinque caselle da impiegato provinciale finiscono tutte ad altrettante signore o signorine di “simpatie” leghiste.

    Al sesto posto c’è Katia Peli. Che non è mica una semplice omonima dell’assessore provinciale leghista alla Pubblica Istruzione Aristide Peli. No, è proprio la nipote. E, non a caso, gli fa anche da segretaria, con tanto di contratto a tempo determinato.

    Ma quando la lettura della classifica arriva alla quinta posizione, ecco che si sente la mancanza dell’antico e glorioso rullo di tamburi. Infatti, tra le vincitrici del concorso c’è anche la signora Silvia Raineri, capogruppo della Lega nel consiglio comunale di Concesio nonché moglie – come evidenza il dossier del gruppo Tempo Moderno – nientemeno che del vicesindaco di Brescia Fabio Rolfi. Leghista lui, leghista lei. Numero due del Comune lui, vincitrice di concorso alla Provincia lei. Sembra un film di Lina Wertmuller, in verità è puro reality.

    E arriviamo alla cima della graduatoria. Alle più brave, insomma. Si chiamano Cristina Vitali e Anna Ponzoni, rispettivamente la prima e la terza classificata. E qui la “coincidenza” ha dell’incredibile. Ai primi posti di un concorso a cui hanno partecipato in duecentoquaranta finiscono due persone che non solo lavorano già in Provincia. Ma che addirittura sono impiegate presso il medesimo assessorato. La signora Vitali e la signora Ponzoni, oltre a condividere senz’altro la grande preparazione culturale che ha consentito loro di arrivare al top della graduatoria, hanno entrambe un contratto ad personam con l’assessorato alle Attività produttive, attualmente guidato dal leghista Giorgio Bontempi. Non c’è che dire: il diavolo della Lega non solo fa ottime pentole, ma è addirittura un maestro nel realizzare i coperchi.

    La figlia del candidato alle regionali, la nipote dell’assessore provinciale, la moglie del vicesindaco e due collaboratrici ad personam di un altro assessore provinciale. Tutte vicine a uomini del Carroccio. E tutte, rigorosamente, vincitrici di concorso pubblico. Sei donne per sei posti di impiegato. Che stanno lì, alla Provincia di Brescia, in attesa di essere occupati.

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    1. Una volta c\’erano i nazzisti con le svastiche. Oggi la lega con i suoi simboli. Non abbiamo bisogni di SIMBOLI. Abbiamo bisogno di democrazia. E nessuno ci ha detto nulla dei concorsi vinti a brescia da 5 donne in quota lega. Complimenti …anche la LEGA sa fare affari. ! Scusi Presidente Molgora ma lei dove era ? A Brescia o a Roma?

    2. Caro Ezio, altro che \"Roma Ladrona\"…..la prepotenza del potere aumenta…….\"il potere logora chi non c\’è la\"….e adesso loro il potere c\’è l\’hanno…….w la lega
      (siamo già a piu\’ di 10anni di potere governativo )

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