Corsini invita a non abbandonare

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    L’ex sindaco di Brescia Paolo Corsini interviene nel dibattito culturale (che inevitabilmente sfocia però nella politica, come sempre) che si è animato dopo la decisione della Loggia di abbandonare il progetto per la costruzione della sede cittadina del museo "diffuso" dell’industria chiamato Musil.

    Pubblichiamo di seguito la lettera integrale.

    Egregio Sindaco, come ben sai, il 30 settembre scorso si è tenuta a Roma, nella prestigiosa sede di palazzo Marini, la XV edizione della cerimonia di conferimento del premio, titolato al compianto Gino Micheletti, destinato ogni anno a un museo della scienza e della tecnica che, in ambito europeo, si sia distinto per capacità di innovazione, di ammodernamento delle proprie strutture ed attività. L’iniziativa, cui hanno preso parte illustri esponenti del mondo scientifico ed imprenditoriale provenienti da diversi Paesi, rappresentanti dei nostri ministeri dell’Istruzione, dell’Università, della Ricerca, nonché dei Beni culturali, era presieduta dal sen. Sandro Fontana nella sua qualità di presidente della Fondazione voluta da Gino Micheletti, da tempo ormai operante con esiti universalmente riconosciuti, grazie anche al sostegno delle diverse amministrazioni comunali succedutesi al governo della città. Una ragione di orgoglio non solo per me che ero presente, ma per tutti noi bresciani e un motivo di impegno in vista del conseguimento di un ulteriore, ambizioso traguardo: il Musil. Come noto, l’acronimo sta per Museo dell’Industria e del Lavoro, ma non casualmente rimanda a uno straordinario interprete della modernità contemporanea la quale rischia di azzerare memorie, storie, tradizioni, sottoponendole a tensioni inedite nel momento stesso in cui vede interagire temporalità e culture plurime. Ebbene con questa mia non intendo aprire alcuna polemica, né tantomeno alimentare nuove contrapposizioni. Spetta, infatti, soprattutto a quanti sono stati eletti in Consiglio comunale, motivare i propri convincimenti e perseguire i propri obiettivi, nell’ambito di una corretta, quanto fisiologicamente competitiva, dialettica politica. A me, in questa sede, preme piuttosto portare alcuni argomenti che consentano una pacata e serena valutazione del problema apertosi con ripetute prese di posizione di tuoi assessori e di esponenti della maggioranza oggi alla guida della Loggia. Essi si sono dichiarati favorevoli all’opportunità di abbandonare il progetto o di rimandarlo a tempi non meglio definiti.
    ANZITUTTO va sottolineata l’origine della straordinaria ambizione di dotare Brescia di una realizzazione quale il Musil: non il chiacchiericcio di snobistici salotti, ma la passione genuina, autentica di due figure altamente espressive della nostra tradizione culturale, direi del nostro popolo: in primo luogo Luigi Micheletti, l’umile, combattivo «fontaner», nato in Campo Ferä , che si è fatto imprenditore con la sua fatica e intraprendenza e formidabile organizzatore di cultura con la sua sensibilità e intelligenza; poi quel mons. Antonio Fappani, il sacerdote in tonaca e bicicletta, storico di uomini e cose, che costituisce un monumento vivente della «civiltà bresciana», della sua fede cristiana certamente, ma pure della sua storia civile, dei primati di intere generazioni. La possibilità di concretizzare l’idea non scaturisce altresì dall’astratta, intellettualistica volontà, o velleità, di un singolo amministratore – vale a dire il sottoscritto -, ma dalla convinzione condivisa di soggetti diversi. Diversi, al tempo, non solo per coloritura e appartenenza politica – Comune e Provincia di Brescia, Regione Lombardia -, ma pure per ruoli e funzioni: l’Università degli Studi, l’Asm ora A2A. Essi, supportati da vasto consenso e da convergenza di prospettive, di organizzazioni imprenditoriali e di rappresentanza di interesse, di sindacati confederali e di categoria, hanno posto la pietra miliare di un accordo di programma sostanziato da impegni economico-finanziari onerosi, quanto precisi fino al dettaglio.
    Non nascondo a me stesso i problemi insorti che, da parlamentare ed ex amministratore, ben conosco. Tuttavia il valore del progetto – non stupisca il paragone con S. Giulia – vale una sfida, un cimento, evoca la necessità di un supplemento d’anima, così come è stato, tra l’altro, per i diversi passaggi che hanno portato alla sua definizione: una corale mobilitazione di intelligenze, un nuovo primato per Brescia, la proiezione internazionale della città, la creazione di nuove opportunità, per una delle capitali dell’industrializzazione italiana, non solo a carattere culturale, ma pure economiche, di mercato dell’impresa museale, di occupazione e lavoro, di sviluppo delle attività commerciali, di applicazione di nuove tecnologie , di avanzamento della ricerca e dell’innovazione, di dialogo col territorio. Nel Bresciano, infatti, a Rodengo Saiano, a Cedegolo, a S. Bartolomeo, già operano strutture in grado di costituire un circuito, di fare rete. Ulteriori argomenti tuttavia paiono decisivi. Prendo le mosse dal compimento del disegno del «comparto Milano». Esso certamente può essere aggiornato e migliorato, ma sempre nel quadro di una sostanziale coerenza del mix di funzioni che ha reso possibile la sua trasformazione e nell’ambito del quale il Musil detiene un ruolo non secondario in termini di equilibrio urbanistico, di sostenibilità e redditività complessiva.
    GLI STRALCI PROPOSTI, il ridimensionamento del progetto originario, la sua rimodulazione, non scalfiscono, infatti, la tenuta di fondo di una prospettiva, mantenendola peraltro al livello della disponibilità di risorse oggi data. Da sindaco, inoltre, sei perfettamente consapevole che abbandonare il Musil non significa in alcun modo per il Comune di Brescia detenere la certezza della monetizzazione dei cospicui oneri di urbanizzazione afferenti alle volumetrie, come del resto un tuo assessore ha onestamente osservato e la stessa opposizione ha correttamente fatto rimarcare.
    Infine: la gestione e i suoi costi rispetto ai quali l’accordo di programma del marzo 2005 chiarisce inequivocabilmente che gli Enti promotori contribuiscono solo «nei limiti di rispettive programmazioni e finanziamenti deliberati dai rispettivi organi». Qui l’ultima, conclusiva perorazione: un impegno comune di forze politiche ed esponenti parlamentari per stipulare con i ministeri interessati – uno ha alla testa un’esponente bresciana del Pdl – intese atte a fronteggiare il problema. Del resto il Musil non potrebbe forse – così era nelle intenzioni originarie – costituire in sede locale almeno un terreno di sperimentazione di una politica che si interroga, dialoga, si confronta e alla fine approda a una soluzione condivisa? Come dicono tutti i sindaci – me compreso allorché ho rivestito questo ruolo – «per il bene della città». Con vive cordialità.

    PAOLO CORSINI
    Deputato Pd, ex sindaco di Brescia

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