A2A e il caso del Montenegro

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    Riportiamo un articolo di Repubblica del 19 ottobre 2010 a firma di Stefano Rodi. Titolo: Quattro dighe minacciano il Montenegro. Sommario: A2A coinvolta nel progetto: «Abbiamo chiesto la massima garanzia di sicurezza e tutela ambientale» 

    Quattro mastodontiche dighe, che dovrebbero alimentare una centrale idroelettrica, incombono su una delle aree naturali più ricche dell’Europa orientale, in Montenegro, giusto dall’altra parte dell’Adriatico. Questi impianti, se non realizzati con un attento piano di rispetto dell’ambiente in cui sorgono, producono non solo energia ma anche danni devastanti per intere aree geografiche, snaturando completamente la vita di chi ci abita; uomini, animali o piante che siano. Dighe e centrali producono energia, ma devastano agricoltura, pesca e ricchezze naturali, cancellando per sempre risorse naturali e attrattive turistiche. Dalla Somalia all’Amazzonia, dalla Cina al Congo, gli esempi non mancano. Ora si rischia di averne un altro proprio di fronte alla Puglia. Sarebbe un primato per l’Europa, anche se il Montenegro ancora non fa parte della Ue e proprio su questo fatto si gioca buona parte di questa rischiosa partita: i vincoli e le norme di tutela ambientale per la realizzazione di simili impianti qui non contano. Conta invece, e molto, l’interesse del Montenegro di dotarsi al più presto di nuove fonti energetiche, anche per poter entrare nella Ue. Per farlo ha riesumato un progetto che risale a 25 anni fa, con tecnologie d’annata e conseguente impatto ambientale.

    IL RUOLO DELL’ITALIA – L’Italia è in campo in questa partita e, non solo per motivi geografici, giocherà un ruolo di primo piano. Per tre ragioni. Prima: l’enorme impianto idroelettrico, della potenza di 600/700 GWh l’anno, oltre a coprire il fabbisogno nazionale montenegrino dovrebbe esportare energia, in particolare nel nostro paese attraverso un elettrodotto sottomarino in Adriatico, per la cui realizzazione esiste già un accordo tra i due governi. Seconda: la Società elettrica montenegrina (Epcg), che gestisce il progetto della nuova centrale, è posseduta per il 43% dalla nostra A2A e l’amministratore delegato della Epcg è un italiano. Terza: l’Italia, per una scelta adottata già ai tempi del ministro Scajola, che aveva guidato una folta delegazione italiana a Podgorica, attraverso un gettito di circa 4,5 miliardi di euro è diventato il maggior investitore estero in Montenegro. Questo denaro non scorre per beneficenza ma per permettere all’Italia, che arranca rispetto agli obblighi Ue in tema energetico (arrivare al 20% di rinnovabile entro il 2020), di compensare il suo deficit importando elettricità di Paesi terzi. 

    I RISCHI AMBIENTALI E L’APPELLO DEL WWF – Visto che ora i nodi vengono al pettine, dal momento che sta per partire la gara d’appalto dei lavori, uno studio ambientale del Wwf avverte che bisogna prestare grande attenzione a come verranno sciolti: si deve prima di tutto accantonare la soluzione delle quattro dighe che risale a 25 anni fa. L’area su cui insiste il progetto è quella del Lago Scutari e del fiume Morača: un ecosistema naturale dove dimorano 1900 specie vegetali, 400 tra mammiferi, pesci, uccelli rettili e anfibi, molte delle quali endemiche, oltre a ospitare agricoltura, pesca e turismo. Questo patrimonio rischia di subire uno squilibrio irreversibile a causa della costruzione delle quattro dighe, progettate secondo il Wwf in assenza di una seria valutazione ambientale e in violazione di quanto la Ue prevede in tema di trasparenza e sostenibilità. Tre le direttive europee violate: sull’habitat, sugli uccelli e sulle acque. Ma il Montenegro non fa parte della Ue e, per entrarci potrebbe essere tentato di fare uno strappo a regole che non è ancora tenuto a rispettare. «E’ per queste ragioni – spiega Andrea Agapito, responsabile del Programma Acque di Wwf Italia – che chiediamo al gruppo A2A, che già possiede il 43% della società elettrica montenegrina, di non partecipare alla gara d’appalto, qualora questa venisse indetta alla luce di criteri contrari alle norme dell’Unione europea e in violazione degli interessi nazionali del Montenegro, seguendo l’esempio di altri investitori internazionali che si sono dichiarati indisponibili a lavorare in assenza di chiare regole di trasparenza e sostenibilità ambientale».

    LA RISPOSTA DI A2A – L’appello del Wwf non cade nel vuoto. Lo raccoglie l’italiano che guida la società elettrica montenegrina, l’amministratore di Epcg Enrico Malerba: «Epcg e Aea si sono fatti promotori perché avvenga una modifica sostanziale del progetto iniziale, che risale a 25 anni fa, in modo che utilizzando le nuove tecnologie e le nuove applicazioni la soluzione minimizzi da un lato gli impatti ambientali e dall’altra dia le massima garanzie di sicurezza e di efficienza economiche. Tutto questo all’interno delle impostazione europea alla quale il Montenegro si sta velocemente adeguando. Va aggiunto – ha concluso Malerba – che il settore energetico per il Montenegro rappresenta un’opportunità strategica per lo sviluppo di questo paese». Tra una settimana la pubblicazione dei documenti per la gara d’appalto chiarirà se gli allarmi del Wwf, e le richieste di A2A, hanno avuto buon esito.

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