Senegalese morto in caserma, la comunità africana: vogliamo la verità!

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    “Non è possibile che nel 2010 un malato d’asma muoia in una cella. Vogliamo la verità sulla morte di Seyour!” E’ questa la richiesta della comunità senegalese dopo che domenica mattina Elhdy Seyou Gadiaga, un loro connazionale di 36 anni, è morto nella cella di sicurezza della caserma dei Carabinieri di piazza Tebaldo Brusato. L’uomo era stato fermato venerdì sera perché inottemperante a un foglio di via del Questore. Viveva a Brescia da 15 anni. Aveva ottenuto il regolare permesso di soggiorno. Poi, quando aveva perso il lavoro, era tornato nella clandestinità. “Seyour soffriva d’asma. Aveva sempre con sé il certificato medico e la pompetta per respirare. I carabinieri lo sapevano” hanno detto i rappresentanti della comunità senegalese. “Come mai forze dell’ordine possono tenere una persona malata in cella, pare senza riscaldamento? In che condizioni lo hanno tenuto? Lo hanno soccorso subito, appena ha chiesto aiuto? Vogliamo sapere cosa è successo da venerdì fino a domenica mattina. Vedremo come muoverci sul piano legale e come comunità senegalese. Abbiamo creato un comitato di crisi, su questa faccenda andremo avanti fino in fondo. Vogliamo sapere dove è morto e perché”.  

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    1. iIl caso va approfondito e chiarito. Di certo non è accettabile che una persona che soffre d\’asma possa morire in una cella (cioè a causa della detenzione in una cella). Ma anche questo andrà chiarito, è quello il motivo scatenante del decesso? Insomma, aspettiamo i risultati dell\’indagine prima di sparare sentenze o attribuire responsabilità ai carabinieri. Bisogna fare chiarezza per sgombrare il campo da ogni dubbio o sospetto. E\’ una garanzia per tutti.

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