Monari non parla di Brescia. Ma invita tutti a uscire dalla logica di guerra

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    Della Leonessa e delle più recenti polemiche locali – questa mattina – il vescovo Luciano Monari non ha voluto parlare sottolineando di non avere "sufficienti conoscenze sulla realtà sociale e politica bresciana". Una scelta di prudenza. Anche se durante l’annuale incontro con i giornalisti Monari non si è tirato indietro su altri temi – scottanti – d’attualità. Come quello delle recenti vicende che hanno coinvolto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il vescovo, infatti, rispondendo a due domande del pubblico ha sottolineato che "la morale cristiana è precisa e il giudizio etico non è in questione", pur distinguendo nettamento tra piano etico e politico. In qualsiasi caso Monari ha invitato i fedeli ad uscire dalla logica della contrapposizione belligerante, a"fare lo sforzo e, prima di parlare, liberarsi dai risentimentiin modo che le parole escano con il cuore pulito".

    Anche sulla necessità di "contestualizzare la bestemmia" (affermazione fatta da un collega vescovo dopo fatti di cronaca che hanno coinvolto il presidente del Consiglio), pur con qualche imbarazzo, Monari ha sottolineato – ricordando un aneddoto di gioventù sul padre meccanico – che "la contestualizzazione ci sta, ma non c’è comunque contesto che rende accettabile e giustificabile una bestemmia". Ancora, sul vescovo di Padova che aveva spiegato come non si possa parlare di eroi per i militari caduti all’estero, Monari ha replicato che "è difficile generalizzare perché se le Nazioni unite mandassero militari in Darfur per portare la pace e arrivare ad elezioni in questo potrebbe anche essere ravvisabile un aspetto di valore".

    Infine monsignor Monari – rispondendo a chi invocava maggiori "direttive" da parte dei preti anche dall’altare – ha spiegato di non essere "contento per il modo in cui vengono fatte le omelie", uno dei passaggi fondamentali del rito ecclesiastico, ma ha anche sottolineato che le omerie devono essere saldamente ancorate al rito e alle scritture del giorno, e dunque devono essere altra cosa rispetto al catechismo e agli articoli di giornale.

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