Bilanci sociali per le ferriere, perché no?

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    In alcuni paesi europei esiste l’obbligo per alcune imprese del Bilancio Sociale, in Italia no. Tuttavia negli ultimi anni, spontaneamente, oltre un centinaio di aziende l’hanno realizzato.

    Parto da qui per parlare di due industrie siderurgiche che operano all’interno della nostra città: L’Alfa Acciai e la Ori-Martin. Com’è intuibile, fondere rottami di ferro per rigenerare acciaio non è come produrre pasticcini, soprattutto se questo avviene a ridosso di consistenti agglomerati abitativi.

    Per chi ha memoria, sarebbe ingiusto non riconoscere che queste ferriere hanno fatto investimenti per mitigare rumori, depurare acque reflue o emissioni di fumi tossici. Certo resta ancora molto da fare come – peraltro – dicono i recenti rapporti ispettivi dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente.

    Quello che di sicuro non è mai stato fatto è una convincente opera di comunicazione con la realtà sociale che vive attorno a queste fabbriche. In passato era sufficiente rassicurare l’opinione pubblica con qualche generica dichiarazione, oggi non basta più. Da un lato perché chi governa la città è sempre meno credibile, dall’altro perché il livello di conoscenza e di protagonismo civico è positivamente cresciuto diventando sempre più esigente e informato.

    Dal 2004 Feralpi Group di Lonato – primo in Italia nel settore siderurgico – ha redatto Bilanci di Sostenibilità pubblici, scaricabili da internet, dov’è possibile per chiunque attingere informazioni e orientamenti strategici. Stento a credere che il presidente Pasini si sia iscritto a qualche formazione ecologista. Più verosimilmente risponde all’interrogativo del Nobel per l’economia Amartya Sen: “Possono i codici morali contribuire al successo economico?" Dati alla mano pare proprio di sì!

    Penso che un’industria che vuole guardare al futuro debba agire responsabilmente. Non solo deve porsi come garante nella tutela delle risorse umane coinvolte, ma deve sapersi aprire ai portatori d’interesse sia interni, sia esterni. Soprattutto deve essere attenta alla tutela degli ecosistemi sui quali può impattare, lungimirante nelle scelte non solo economiche, ma anche sociali e puntare sugli investimenti in ricerca e innovazione. Un’impresa che autonomamente scelga di rendere conto delle sue attività alla società in cui opera, sceglie di rimanere sul mercato a lungo e riduce al minimo le variabili imprevedibili.

    Il 10 febbraio 2011 si è realizzato un primo importante tavolo politico fra Ori-Martin, Amministrazione Comunale e realtà civiche del quartiere San Bartolomeo nel quale si è registrato un fatto nuovo: la disponibilità della dirigenza Ori-Martin ad approfondire credibilmente il merito dei problemi aperti. Occorre non sprecare quest’apertura, anche se ciò avrebbe bisogno d’interlocutori istituzionali più affidabili.

    Se mi è permesso un consiglio ai dirigenti delle due industrie, suggerirei loro un confronto con i colleghi di Lonato sull’esperienza di comunicazione sociale. Perché non prendere in considerazione l’eventualità di redigere un Bilancio di Sostenibilità che sfoci in un dialogo diretto con tutta la cittadinanza di Brescia?

    Questo – se non altro – permetterebbe a tutti di valutare l’attendibilità e la serietà degli interlocutori politici portando alla scrematura di chi con i gazebo propaganda atti dovuti o di chi trascina l’economia italiana nel vuoto di barzellette da bunga-bunga.

    Gianluigi Fondra, Mompiano

    Per saperne di più: http://www.feralpi.it/main.php?m=gruppo&lg=ita&id=123

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    1. Caro Fondra, lei pone una questione vera, che però vale per tutte le aziende. Ma la sua non mi pare una soluzione efficace. La soluzione è soltanto una: controlli, controlli e controlli.

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