Proposte contro l’abbattimento degli olmi

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    Non una opposizione a priori ma la ferma convinzione che il progetto di recupero (stravolgimento, dicono loro) del parchetto di via Odorici sia sbagliato, e molto costoso oltretutto.

    I comitati impegnati nella protesta contro il progetto di Labolani (Italia nostra, Cittadine e cittadini per la difesa dei giardini di via Odorici, Sos alberi, Comitato per la salute la rinascita e la salvaguardia del centro storico, Polisportiva centro storico, Comitato via Dal Monte) avanzano una proposta alternativa: adotterebbero loro gli alberi sani (la stragrande maggioranza, a detta dei comitati, molti di meno dei 35 che si vogliono abbattere) e si occuperebbero loro della manutenzione e del restauto di tavoli e panchine ora presenti. Una spesa di 1milione e 600mila euro per il recupero del parco è una follia in tempi come questi, senza contare che si stravolgerebbe la natura stessa del parco, che va’ invece salvaguardata perché storica, al pari di un edificio o di un monumento.

    L’unico intervento che andrebbe fatto, secondo i comitati che stanno portando avanti la protesta, è l’eliminazione della barriere architettoniche, tutto il resto andrebbe stralciato.

    Cosa dice il Comune? I tecnici agronomi comunali difendono a spada tratta il progetto. L’iter ha seguito il procedimento previsto dalla Soprintendenza; gli alberi da abbattere sono malati e rappresentano un pericolo, e verranno puntualmente sostituiti da altre piante.

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    1. Secondo una recente iniziativa della Procura Generale della Repubblica presso la Sezione della Corte dei Conti per la Liguria gli alberi urbani, nel contesto di un giardino comunale, sono un bene pubblico, la cui dispersione genera un danno erariale. Essi, infatti, “sono un bene culturale di valore storico, soggetto a vincolo…che si aggiunge al valore ambientale di polmone verde, nel contesto di un centro cittadino particolarmente privo di parchi e giardini effettivamente godibili dai cittadini". Sono parole del Procuratore Generale, per il quale il loro “sacrificio costituisce indubbiamente un danno cosiddetto "erariale" che può essere escluso solo dalla necessità di soddisfare un superiore interesse pubblico”.
      Il taglio di alberi, quindi, si giustifica solo in presenza di un interesse pubblico di rango superiore alla loro conservazione.
      Diverso è il caso, naturarmente, in cui il taglio è giustificato dalle condizioni degli alberi stessi. Se si tratta di piante malate, pericolanti o pericolose, appaiono prevalenti gli interessi pubblici superiori della incolumità dei cittadini e della bonifica o conservazione stessa del patrimonio ambientale.
      Così inquadrato questo particolare aspetto della vicenda del boschetto urbano di via Odorici, l’attenzione e la sensibilità dimostrati dalla cittadinanza, in modo del tutto trasversale, per la conservazione degli olmi piantati negli anni 40, dovrebbero imporre all’Amministrazione comunale di aprire l’intera materia alla conoscenza e al dibattito di tutti i soggetti interessati, rendendo finalmente pubblico, magari mediante pubblicazione sul sito istituzionale del Comune, l’intero fascicolo dell’intervento, comprendente i progetti, i pareri della Soprintendenza, quelli delle commissioni coinvolte, la famosa perizia agronomica, gli esiti della gara d’appalto.
      Non c’è dubbio che un boschetto urbano di olmi rappresenti un unicum nel tessuto urbanistico cittadino del centro storico, meritevole di valorizzazione e conservazione, in difetto di un interesse pubblico superiore. Quindi, la conoscenza degli scopi e dei fini dell’intervento; la descrizione delle condizioni di conservazione del boschetto; la particolarità delle essenze; e, non ultima, la congruità dei costi rispetto alla rilevanza dell’interesse pubblico perseguito, sono tutti elementi sui quali è indispensabile che si apra un dibattito preventivo, per evitare che la magistratura contabile, per tacer d’altra, sia chiamata ad occuparsene a lavori eseguiti.
      Allo stesso modo, è parimenti auspicabile che nessuno si lasci affascinare dalla tentazione del colpo di mano: l’approvazione del progetto e il conferimento dell’appalto potrebbero indurre a procedere a precipitosi abbattimenti, che non potrebbero che provocare reazioni e conseguenze.
      Così, senza preconcetti, si rimane in attesa di poter conoscere tutti gli elementi necessari a una valutazione serena della vicenda.

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