L’economia bresciana arranca. Si tornerà a produrre come prima della crisi soltanto nel 2018

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    Qual è stato l’andamento della produzione industriale in provincia di Brescia negli ultimi quindici anni? Quali sono i settori produttivi che hanno realizzato le migliori performances e quali, invece, quelli che hanno riportato i risultati più deludenti? Quali sono le caratteristiche dell’andamento della produzione industriale nella nostra provincia, in confronto a quelle dell’Italia in generale? A queste domande – tracciando un quadro storico delle “vicende” della produzione manifatturiera a Brescia tra il 1996 e il 2010 – ha risposto il Centro Studi AIB.

    L’andamento della produzione industriale ha presentato, nel tempo, momenti diversi: tra il 1996 e il 1997 si è verificata una fase di debolezza dell’attività manifatturiera, dovuta, tra l’altro, anche alla forte situazione di incertezza dell’economia nazionale; in seguito, tra il 1998 e la metà del 2000, invece, la produzione bresciana ha continuato a crescere, fino a raggiungere livelli decisamente alti e con un vero e proprio “scatto della produzione” tra la fine del 1999 e i primi sei mesi del 2000. Siamo nel periodo del boom delle “dot-com”, in cui anche la nostra economia è contagiata da una stagione di grande vivacità degli affari. Dall’estate del 2000, il livello della produzione inizia nuovamente a calare, inaugurando una nuova fase di recessione, che durerà fino a tutto il 2005: in questo periodo, il fenomeno più importante è quello della brusca caduta dell’attività produttiva nell’autunno del 2001, causata dallo shock dell’attentato alle “Torri gemelle”, che è stato risentito anche dall’economia della nostra provincia. Dall’inizio del 2006, si assiste ad un’altra fase di recupero della produzione manifatturiera, con un punto di massimo a metà del 2007 e una buona “tenuta” dell’attività fino a tutto il primo semestre del 2008. Ma, dall’estate di quell’anno, la produzione “avverte” quella che sarà una delle crisi finanziarie più pesanti dal secolo scorso. A partire dall’autunno del 2008, la produzione industriale diminuisce sensibilmente e costantemente per sei periodi consecutivi, fino a raggiungere un livello minimo Settore Economia e Centro Studi 3 nel terzo trimestre del 2009. Il 2010, infine, si apre con un recupero dell’attività produttiva, che ha coinvolto, tuttavia, solo il primo semestre dell’anno. Dal periodo estivo, infatti, l’andamento della produzione è risultato pressoché piatto e le prospettive per il 2011 sono contrassegnate da forti elementi di incertezza.

    Dall’analisi dei dati, è stato possibile trarre alcune conclusioni. Innanzitutto, appare evidente che il livello massimo raggiunto dalla produzione nel 2007 è inferiore a quello del 2000 e ciò significa che, nel lungo periodo e a parità di specializzazione della produzione, la tendenza sarà per standard produttivi inferiori rispetto al passato. In secondo luogo, l’analisi dei dati ha reso possibile individuare che le fasi del ciclo economico non presentano la stessa lunghezza. Durante gli anni ’50 e ’60, infatti, in presenza di una forte crescita economica, i cicli sono stati caratterizzati da fasi di espansione relativamente lunghe e più pronunciate rispetto alle fasi di recessione (brevi e di intensità limitata); negli anni ’70 e ’80 i cicli si sono fatti più regolari, la fase di espansione è risultata meno pronunciata, mentre la fase di recessione si è fatta più lunga. Dagli anni ’90 in poi, per tassi di crescita più contenuti dell’economia, i cicli sono nuovamente diventati irregolari, con fasi recessive più prolungate di quelle di espansione. Fino ad arrivare ai giorni nostri, dove le fasi di espansione si sono ridotte a periodi di due o tre anni, mentre quelle di recessione hanno raggiunto anche i cinque anni.

    Una tendenza, questa, estremamente importante per comprendere il destino dell’economia nazionale che stimola una riflessione sugli strumenti che devono essere implementati per invertirne la tendenza. Per quanto riguarda i settori produttivi, quello che ha realizzato nel tempo la migliore performance è il “chimico, gomma e plastica”, perché il livello della produzione si è mantenuto costantemente al di sopra della media degli altri settori e, per via di ciò, ha risentito meno della crisi finanziaria del 2008. Il settore che ha realizzato la peggiore performance è quello che raggruppa i comparti del “sistema moda” (abbigliamento, calzaturiero, maglie e calze, tessile), che ha subito una contrazione dei livelli di attività dal 1996 a tutto il 2010. L’annus horribilis per la produzione è stato tra il 1998 e il 1999 per il Settore Economia e Centro Studi 4 “maglie e calze” e tra il 2008 e il 2009 per “abbigliamento” e “tessile”. Il “calzaturiero” si presenta in costante flessione per tutto il periodo considerato. Il settore più tipico del “made in Brescia”, infine, il metalmeccanico (“metallurgico e siderurgico”, “meccanica di precisione”, “meccanica tradizionale” e “mezzi di trasporto”), presenta un aumento continuo della produzione tra il 1996 e il 2000, un calo tra il 2001 e il 2005, un nuovo aumento fino al 2007. Fra il 2007 e il 2009, il comparto ha riportato una contrazione molto forte dei livelli produttivi, mentre il 2010 si è chiuso con un recupero rispetto all’anno precedente pari al 3,2 per cento rispetto al 2009. Il recupero dai minimi è pari al 7 per cento circa, ma siamo ancora distanti del 24 per cento rispetto all’ultimo massimo relativo. Se nei prossimi anni l’industria bresciana crescesse con un ritmo di sviluppo pari a quello registrato nel 2010, ceteris paribus , i livelli produttivi pre “Lehman Brothers” sarebbero raggiunti non prima del 2018-2019.

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    1. LE ISTITUZIONI LE LEGGONO CON TUTTI E DUE GLI OCCHI QUESTE COSE? I PADRONI DEVONO SMETTERLA DI LAMENTARSI SEMPRE SE POI GIRANO COL FERRARI, MA DI FABBRICHE IN CRISI ADESSO CE NE SONO DAVVERO TANTE E ANCHE DI IMPRENDITORI CHE SI STANNO IMPEGNANDO LA CASA PER SALVARLE. E NOI OPERAI LA PRENDIAMO COMUNQUE IN QUEL POSTO…. DOVE SIETE PAROLI MOLGORA E TUTTI GLI ALTRI????

    2. Per cassaintegrato, mi permetto di dirti che qualcosa stiamo provando a farlo. Forse è troppo poco ma la città si sta muovendo per sostenere la sua economia e aiutare le persone in difficoltà…

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