Rolfi e Belotti replicano al Pd: stop alle moschee mascherate da centri culturali

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    In seguito agli interventi di alcuni esponenti del Partito democratico che hanno contestato l’interpretazione della modifica alla legge regionale 12, che equipara i centri culturali con finalità religiosa ai luoghi i culto, sono intervenuto l’assessore al Territorio e Urbanistica della Regione Lombardia, Daniele Belotti, e il vicesindaco e assessore alla Sicurezza del Comune di Brescia, Fabio Rolfi.

    “Vogliamo rispondere – dichiara Daniele Belotti, promotore della norma che equipara i centri culturali a luoghi di culto – alle fantasiose dichiarazioni degli esponenti del PD di Brescia sulla norma che regolamenta e limita l’insediamento delle moschee, così da chiarirne, non solo ai cittadini ma anche e soprattutto a loro, il significato e gli obiettivi. La norma pone fine in modo deciso e tecnicamente ineccepibile alla frequente tendenza, fino a oggi in essere, di far passare i luoghi di culto per centri culturali, eludendo così totalmente la normativa in materia di destinazioni religiose.”

    “I luoghi di culto devono rientrare nella pianificazione urbanistica, perché le aree deputate ad accoglierle devono essere idonee e dotate dei servizi complementari indispensabili allo svolgimento di tale attività. Sono molti i comuni – rimarca Belotti – in cui capannoni artigianali sono stati trasformati in affollate moschee, stravolgendo oltre che la viabilità, anche e soprattutto la vivibilità di interi quartieri, vanificando così la pianificazione urbanistica adottata dalle amministrazioni comunali stesse. Ma si tratta anche a ben vedere di problemi di ordine pubblico e sicurezza. Come dimostrano i fatti, molto spesso, all’interno di moschee e luoghi di culto, fanatici e invasati trovano terreno fertile per fare proselitismo, supportati, come in questo caso, anche da sermoni di imam conniventi.”

    “Quello che credo sia importante sottolineare è che questa modifica legislativa – continua l’assessore Belotti – offre la possibilità ai comuni di governare, invece che di subire, il fenomeno, consentendo loro di valutare la compatibilità urbanistica dei luoghi di culto e di esercitare quel potere di controllo, che fino ad oggi, questi non meglio definiti centri culturali, hanno teso ad aggirare. Gli amministratori locali potranno mettere un freno al fenomeno del proliferare dei luoghi di culto mascherati da centri culturali: senza specifiche previsioni di Piano di Governo del territorio (Pgt), infatti, non sarà più possibile insediare liberamente centri culturali con finalità religiose e saranno proprio le Amministrazioni comunali a decidere se e quali spazi assegnare loro”.

    “Fa veramente specie – conclude– che ancora una volta il PD si metta di traverso rispetto ad un provvedimento che si pone innanzi tutto l’obiettivo di fare chiarezza e attribuisce la responsabilità delle scelte ai comuni e ai cittadini, ovvero agli unici soggetti, che nel rispetto della legge, possono affrontare seriamente e con cognizione di causa il tema della pianificazione e della sicurezza”.

    Sull’argomento è intervenuto anche il vicesindaco e assessore alla Sicurezza del Comune di Brescia, Fabio Rolfi:

    “Si tratta di un autogol clamoroso siglato dagli esponenti del Partito Democratico, che probabilmente sono intervenuti prima di leggere a fondo il testo della modifica. La nuova legge non soltanto consentirà di gestire un fenomeno, quello della diffusione della moschee, finora soltanto subito dagli enti locali, ma darà agli enti locali stessi gli strumenti per decidere se e dove questi centri culturali potranno aprire. Il Pd con queste dichiarazioni prive di fondamento, fatte per altro da professionisti che hanno contribuito a progettare e a costruire centri culturali islamici nella nostra città, dimostra ancora una volta di essere distante dalle preoccupazioni dei cittadini, ma soprattutto di avere una visione ideologica pericolosa per il futuro di Brescia.”

     

    FONTE: WWW.FABIOROLFI.NET

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    1. Mi pare che invece si confermi quanto detto dal PD. Le moschee saranno di fatto agevolate e avranno alleggerimento di oneri e contributi dal comune. Oibò

    2. La dialettica a volte è un’arte sottile e possono sfuggire i dettagli. Noto con piacere che io e l’Assessore siamo d’accordo su molte cose tranne che sul "se" quando dice che:"saranno proprio le amministrazioni comunali a decidere "se" e quali spazi assegnare loro". Il "se" fa intendere che esiste una discrezionalità che anche il vice sindaco aveva indicato nella sua prima uscita. La legge, che va letta nel suo complesso, non concede tale discrezionalità in quanto il PGT dovendo individuare i servizi pubblici e/o di interesse generale dovrà anche individuare luoghi di culto in base al reale fabbisogno e non solo per i mussulmani. Se sono stati impiegati in modo anomalo i capannoni per ricavarvi sale della preghiera, è perchè i piani non prevedevano spazi idonei e ad ogni richiesta rivolta alle Amministrazioni sono seguiti rifiuti generalizzati, non la volontà di individuare luoghi adeguati che non creassero problemi ai residenti. Inoltre, dopo la precisazione introdotta dalla modifica, tutti gli enti e le associazioni religiose potranno partecipare alla suddivisione dell’otto per mille degli oneri di urbanizzazione, cosa che fino ad oggi non era così scontata. Questa è la sintesi delle mie dichiarazioni e non per polemica, che non mi interessa, come non mi interessa dare giudizi gratuiti su persone che non conosco come vedo essere invece lo sport preferito di alcuni. Infine sono convinto che la legge, alla stesura e discussione della quale, nel 2005, con altri colleghi dell’INU ho dato il mio contributo, fosse già sufficientemente chiara al riguardo. Bene, se qualcuno ha ritenuto di dover ulteriormente fugare ogni dubbio. Importante poi comunicare ai cittadini in modo chiaro e comprensibile il reale portato della norma.

    3. Insomma, i centri culturali islamici sono paragonati alle moschee che devono godere delle stesse agevolazioni di cui godono chiese e oratori; inoltre devono essere previste dal PGT in base ai reali bisogni.
      Mi pare che si dica che se i mussulmani hanno bisogno di una moschea o di un centro culturale il PGT la deve prevedere.
      Siamo tutti contenti … o no?

    4. Sinceramente non so chi l’abbia fatto l’autogol. Quando Rolfi scrive che con il PGT deciderà "se" e "dove" designare aree ove collocare spazi di culto, forse non lo sa ma ha messo un "SE" di troppo che non è contemplato dalla Costituzione. Deciderà sicuramente "dove", con gli strumenti e secondo le categorie dell’urbanistica: che non contemplano la simpatia o l’antipatia, ma stabiliscono che se c’è un’utenza, si devono individuare aree in cui soddisfarne le esigenze. Mi spiego: se c’è un quartiere senza palestra, il PGT decide "dove" poterne mettere una nuova (anche se qualcuno non va in palestra); se il carcere è sovraffollato, decide "dove" costruirne uno nuovo (anche se i detenuti non sono simpatici a qualcuno); e via di questo passo. Chi vuole capire, capisca. Chi si accontenta dei proclami, probabilmente è già contento così.

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