Viale Piave, Bonardi: sì a un ufficio, ma niente moschee

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    “Se in viale Piave aprirà soltanto un ufficio, e non una moschea, non avremo nulla da ridire”. AD affermarlo, con un comunicato, è il presidente della Circoscrizione Centro, Flavio Bonardi.

     

    ECCO IL TESTO

     

    “In questi giorni si dibatte molto sul tema relativo all’apertura di un centro islamico a Brescia in viale Piave – afferma Flavio Bonardi Presidente Circoscrizione Centro – e molte sono le tematiche che da più parti si sono portate avanti.

    E’ altresì chiaro come la Regione Lombardia classificherà d’ora in poi le sedi di centri culturali a carattere religioso come veri e propri edifici di culto. Lo ha deciso il Consiglio regionale approvando il Collegato ordinamentale, una legge che modifica o integra altre leggi regionali. Sarà infatti materia del Piano di governo del territorio (PGT) di ciascun Comune. Nel Collegato è stata anche inserita la possibilità di non autorizzare nei centri storici negozi in contrasto con il decoro pubblico e le tradizioni locali. Le nuove norme hanno l’obiettivo di mettere un freno al fenomeno del proliferare dei luoghi di culto mascherati da centri culturali: i sindaci della Regione Lombardia a questo punto non sono più soli ma hanno dalla loro una normativa che dovrebbe rendere più difficile creare finti centri culturali.

    Sono diversi i Comuni della Regione i cui capannoni artigianali sono stati trasformati in affollate moschee, stravolgendo, oltre alla viabilità, la vivibilità di interi quartieri o scantinati trasformati in centri culturali.

    La situazione di Viale Piave – afferma Flavio Bonardi – è veramente drammatica…non più tardi di alcuni giorni fa una nostra concittadina anziana è stata minacciata da alcuni frequentatori dello scantinato attualmente presente in zona solo perché ha chiesto di abbassare il tono di voce.

    E’ chiaro che il problema per me non è l’Islam o la religione islamica, in quanto nel nostro Paese c’è libertà di culto, ma il vero problema è gestire le situazioni dove non vi sono regole chiare.

    Quello scantinato di circa 80 metri quadri va chiuso dall’ASL in quanto non può essere adibito a luogo di incontro culturale o di preghiera soprattutto perché non rispetta le norme igienico-sanitarie.

    Ma il vero problema è che anche in Stazione sembra vi sia uno scantinato dove si incontrano cittadini cinesi in un altro centro culturale.

    Come si evince il problema è legato al fatto che queste situazioni vanno tamponate in modo tale che i residenti di Viale Piave, ma anche della zona Stazione, possano vivere in tranquillità.

    La nuova legge regionale sicuramente da una mano ad affrontare il problema, ma dobbiamo insieme, Comune e Circoscrizione, trovare dei luoghi che possano essere deputati a questo tipo di attività. E’ chiaro che in viale Piave non si possa consentire di utilizzare scantinati e/o appartamenti come luoghi di culto!

    Non dobbiamo creare un problema religioso ma dobbiamo insieme trovare una soluzione che possa consentire ai musulmani di pregare ma in un unico luogo creato o comunque reso disponibile seguendo la normativa in materia, così come fanno tutte le altre fedi cristiane e non.

    Non possiamo consentire, perché non è corretto nel rispetto degli altri cittadini, che si preghi per strada o in strutture fatiscenti, si deve porre un rimedio all’interno del PGT identificando uno spazio da adibire a luogo di culto per i musulmani ovviamente chiudendo e non autorizzando altri spazi che non rispettino le regole del nostro Paese.

    Come ho già ribadito in altre occasioni – conclude Flavio Bonardi – dobbiamo sì rispondere alle esigenze di altre confessioni, ma fissando delle regole chiare che devono necessariamente essere anche restrittive per garantire la sicurezza e la tranquillità dei residenti.

    Se nella struttura di Viale Piave, come ha comunicato il referente pakistano dell’associazione MinhajUlQuaran, verrà solo realizzato un ufficio dell’associazione (non un centro culturale che richiama ottanta persone o una moschea), non avremo nulla da ridire, l’importante è che si rispettino le regole di abitatività e non vi siano problematiche legate all’ordine pubblico!!!”.

     

     

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    1. sicuramente signor sinistro, ma i circoli culturali devono permettere a chiunque di iscriversi senza alcuna preclusione di razza, culto etc etc
      Mi risulta che in questi strani circoli le donne debbano essere tenute in parte,debbano pregare non con gli uomini etc etc.
      La ns costituzione garantisce la libertà di culto ma anche la parità tra uomo e donna, quando vedrò gli uomini obbligati a mettere il burqa sarò favorevole all’apertura di questi centri!!!!

    2. Mi sembra ragionevole. Se apre una moschea si creeranno troppi problemi, mentre se come dicono vogliono fare solo un ufficio problemi per noi residenti di viale Piave non vi saranno.

    3. Credo sia corretto…una moschea in viale piave no, ma una apertura politica per identificare un luogo di incontro meno invasivo va bene.

    4. Credo proprio che sia un tema importante e finalmente qualcuno ne parla, non possiamo dire no a luoghi di culto per partito preso, dobbiamo trovare soluzioni!

    5. VIA MILANO E VIALE PIAVE SI STANNO ASSOMIGLIANDO SEMPRE PIU’ ……….. CHI LO AVREBBE DETTO SOLO POCHI ANNI FA? PREPARIAMOCI AL PEGGIO: MA CHI DOBBIAMO RINGRAZIARE?

    6. Sono con il presidente ed il comitato. Non possiamo permettere che vi sia una moschea ovunque, si indici un unico luogo e la si faccia.
      Viale Piave deve tornare ad essere vivibile!

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