Viale Piave, è arrivata l’ordinanza anti-moschea

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    È arrivata l’ordinanza annunciata durante la Giunta itinerante di sabato 19 marzo: è stata infatti dichiarata l’inagibilità ad uso magazzino dei locali siti in viale Piave 203, nei quali operava l’“Associazione culturale – centro islamico Minhaj Ul Quaran”. L’ordinanza si è resa necessaria dopo le numerose proteste degli abitanti del quartiere e del palazzo e dopo le verifiche effettuate dai tecnici del Comune di Brescia e dai Vigili del fuoco, che hanno accertato l’inadeguatezza del luogo.

    Sul contenuto del documento sono intervenuti il vicesindaco e assessore alla Sicurezza del Comune di Brescia, Fabio Rolfi, e l’assessore all’Urbanistica, Paola Vilardi: “Era un intervento doveroso, volto a impedire l’uso improprio dei locali, perpetuato da questa associazione nonostante i numerosi richiami. Si trattava di un luogo di culto mascherato da centro culturale; un modo di agire a cui i rappresentanti di associazioni come questa vogliono abituarci, trasformando, come avveniva in viale Piave, scantinati e garage in centri di preghiera. Ora questi spazi tornano a essere usati in maniera legittima”.

    “La situazione – proseguono gli assessori – si era fatta ormai insostenibile: i residenti lamentavano continuamente l’impossibilità di convivere con le riunioni di culto che costantemente venivano organizzate all’interno del locale e che ogni volta portavano nell’edificio e nell’area circostante diverse decine di persone, che impedivano fisicamente ai condomini l’accesso ai box auto, generando momenti di tensione. Abbiamo dunque ritenuto opportuno eseguire delle verifiche e le irregolarità emerse sono molteplici: ambienti troppo piccoli, accessi limitati, mancata messa a norma degli impianti. C’erano tutti i presupposti affinché venisse revocata la dichiarazione di agibilità ad uso magazzino, e così è stato deciso con questa ordinanza”.

    “Stupisce – concludono gli assessori Rolfi e Vilardi – come ancora oggi, pur esistendo a Brescia due centri islamici ampi e conosciuti, si tenti di far proliferare micro luoghi di culto in condizioni di evidente degrado, che generano solamente conflitti e tensioni con i residenti. L’Amministrazione comunale non poteva rimanere cieca e sorda di fronte a questa situazione, non prendendo atto che la diffusione di circoli culturali di carattere religioso può rappresentare un problema di sicurezza, anche in considerazione delle tensioni legate al mondo islamico organizzato, nel quale non mancano imam esaltati ed estremisti che fanno proselitismo proprio all’interno di questi centri culturali. Abbiamo dunque ritenuto fosse necessario un intervento per risolvere la situazione e ottenere il ripristino della legalità e della sicurezza dei cittadini di viale Piave”. (fonte: Comune di Brescia)

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    UN COMMENTO

    1. Una cosa è la legge, un’altra il discorso politico. I locali erano fuori norma? Se ne faceva un uso improprio? Bene hanno fatto a chiuderli, per la sicurezza dei frequentatori in primis.
      Ma poi? Non si può lavarsene le mani e fregarsene. Un posto dove pregare a questa gente bisognerà pur trovarlo, no? altrimenti troveranno presto altri locali non a norma dove ricomparirà il medesimo problema. La Vilardi e Rolfi non possono andarsene a letto felici e tranquilli solo per per ver fatto il loro dovere minimo, che è quello di far rispettare le leggi. devono fare di più: devono creare le condizioni perhè ci sia una convivenza civile e rispettosa fra tutti, e non buttare benzina sul fuoco dell’intolleranza, della prepotenza, dell’odio religioso e di razza. Il loro (di Rolfi e Vilardi)è un modo di agire rozzo e ignorante.

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