Materie prime, le industrie bresciane tirano una boccata d’ossigeno

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    L’industria bresciana prova a prendere fiato dalla brusca discesa delle materie prime riscontrata sui mercati internazionali giovedì 5 maggio che ha alleggerito parzialmente la pressione che le principali commodity esercitavano sui conti delle imprese della provincia.

    Non è da escludere che a seguito della caduta, si verifichino rimbalzi riconducibili essenzialmente a mosse speculative di breve periodo. Tuttavia, quanto verificatosi l’altro ieri fa sperare in un lieve ridimensionamento delle tensioni sui mercati internazionali.

    Come già evidenziato recentemente nel report trimestrale a cura del Centro Studi AIB, il rame dopo aver segnato i massimi storici lo scorso febbraio (oltre 10.000 $ a tonnellata), ha iniziato una fase di flessione delle quotazioni, acceleratasi giovedì con un crollo del 4% che ha portato il prezzo sotto gli 8.800 $ a tonnellata.

    I ribassi hanno colpito anche gli altri metalli quotati al London Metal Exchange, fra cui anche l’alluminio, commodity molto utilizzata nelle produzioni bresciane, le cui quotazioni, hanno chiuso a sotto i 2.700 $ a tonnellata, ancora però su valori non troppo distanti dai massimi.

    Correzione molto forte ha subito anche il prezzo del petrolio che ha ricondotto la quotazioni vicino a livelli recentemente stimati da alcuni analisti internazionali, intorno ai 105$ al barile.

    Le forti contrazioni dei prezzi, già previste da alcuni operatori, possono trovare spiegazione fra l’altro nelle strette monetarie adottate da Cina e India, economie particolarmente consumatrici di materie prime, e nell’ipotesi di conclusione dell’immissione di liquidità nel circuito finanziario da parte della FED, la Banca Centrale americana.

     

     

     

     

     

     

     

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