Bragaglio (Pd): per Brescia meglio il polo civico del nuovo soggetto politico di Gitti

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Claudio Bragaglio
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Polo civico o nuovo soggetto politico? Il dibattito – in vista delle prossime elezioni amministrative – si è ufficialmente aperto ieri con la conferenza stampa della rivista Città e dintorni. E le risposte sono molto diverse tra loro. Con una nota, infatti, il consigliere del Pd Claudio Bragaglio ha deciso di prendere subito parte per la prima ipotesi, criticando apertamente la seconda, quella targata Gregorio Gitti. L’esponente del Pd, nel comunicato stampa, parla di interesse per l’idea di una “grande civica” attorno a cui si starebbero muovendo Onofri, Castelletti e Braghini, con “grande attenzione e disponibilità anche da parte delle stesse forze politiche”. Ma si dice non convinto della proposta di “un nuovo soggetto politico capace di raccogliere la forte eredità del cattolicesimo locale”.

 

 

 

Secondo Bragaglio l’unico esempio significativo – e riuscito – di “laboratorio” bresciano è quello del 1994, quando Martinazzoli gettò le basi del futuro Ulivo. Ma “il tema dell’aggregazione delle ‘esperienze civiche’, visto nell’ottica della formazione d’un soggetto politico” rischia di creare un “non augurabile cortocircuito”. “Vorrei sbagliare”, incalza l’ex assessore punzecchiando  Gitti, “ma servirsi delle ‘civiche’ per fondare partiti mi pare corrisponda più ad ambiziose vocazioni, che ad un movimento e progetto alternativo nel governo locale, con possibili ed effettive realizzazioni”.

 

 

 

“Non che il problema della rappresentatività dei cattolici in campo progressista non sia un problema reale”, sottolinea Bragaglio, “anzi, da sempre, sono personalmente un sostenitore d’una tale esigenza, ritenendo aperta ed irrisolta la questione della rappresentatività d’una area cattolico popolare anche con la nascita del Pd. (…) Ma ciò che oggi mi preme rilevare è che le due questioni poste sono tra loro – e debbono rimanere – ben distinte”.

 

 

 

“L’una”, chiarisce l’esponente del Pd, “guarda alla peculiarità del governo d’una città, l’altra ha necessariamente valenza nazionale. L’una riguarda la vita amministrativa e l’altra un processo politico più generale. L’una si colloca fuori o a fianco della sfera partitica (civismo municipale), l’altra è parte costitutiva della sfera partitica o d’un progetto di riforma della stessa”. E quindi “un tale diretto innesto, se ho ben capito, risulterebbe improprio, con il rischio addirittura – al di là delle migliori intenzioni – di depotenziare e delegittimare la valenza stessa d’un vero e credibile ‘polo civico’”.

 

 

 

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UN COMMENTO

  1. Lascia che Cinquepalmi scriva le lettere che vuole, anche più lunghe. Io, più son lunghe e meno le leggo…. e penso che facciano così in tanti !

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