Esistono ancora destra e sinistra in Italia?

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    Ha senso oggi parlare di sinistra e di destra, o – se si preferisce – di centrosinistra e di centrodestra? Se lo chiedono in tanti: come si fa a capire su cosa si differenziano? Ormai nessuno si fida più delle parole, che spesso si assomigliano nelle diverse parti politiche, ma allora sono veramente “tutti uguali”?

    Fondazione Etica ha tentato un esperimento: provare a leggere la politica nei numeri di bilancio, cominciando da un campione di Comuni capoluogo di provincia, dato che essi rappresentano, in Italia, il livello istituzionale in cui il rapporto tra elettore ed eletto è più stretto Al di là delle promesse elettorali, infatti, è da come vengono spesi i soldi dei cittadini che si può verificare quali sono le priorità della sinistra e quali della destra. A parole tutti sono a favore della spesa sociale, ma poi, nei fatti, quanto spende Milano per asili e case di riposo e quanto Torino?

    La domanda è particolarmente significativa in tempo di crisi. Quando le risorse finanziarie abbondano, la distanza tra sinistra e destra tende ad accorciarsi: è normale, infatti, che un sindaco tenda ad accontentare ogni richiesta che arrivi sul suo tavolo. Ma quando i soldi mancano, come in questi ultimi anni di crisi finanziaria ed economica, i sindaci sono costretti a tagliare le spese e scelgono, quindi, con maggiore selettività, concentrando le poche risorse a disposizione su ciò che per loro è veramente prioritario. A destra come a sinistra.

    Quello che è emerso dallo studio sul campo di Fondazione Etica è soprattutto l’incrinatura di molti luoghi comuni: la fisionomia politica che si è abituati in Italia ad attribuire a destra e sinistra sta decisamente cambiando. Nei fatti molto più che elaborazioni ideologiche.

    Abbiamo trovato, ad esempio, che le Amministrazioni comunali di centrodestra spendono di più rispetto a quelle di centrosinistra in tre settori molto particolari: il sociale, la scuola pubblica e la cultura. Ciò sarebbe stato impensabile in passato, quando la spesa in quei settori era considerata esclusiva dei Comuni di centrosinistra, una loro bandiera identitaria. Aver perso il primato in quel tipo di spesa rischia di rivoluzionare la distribuzione dei vari partiti sull’asse destra-sinistra.

    Un altro esempio significativo è sul fronte delle entrate: i Comuni di centrodestra ricorrono più di quelli di centrosinistra all’aumento di tributi e imposte locali. Ciò significa che non è vero che con il centrodestra la pressione fiscale automaticamente diminuisce. Per aumentare le proprie entrate, invece, i Comuni di centrosinistra mostrano rispetto a quelli di centrodestra una maggiore tendenza a indebitarsi.

    D’altro canto, non è vero che una coalizione politica amministra in modo uniforme i Comuni in cui vince le elezioni. Salerno, ad esempio, si distingue nel campione per la più alta spesa pro-capite nel settore “territorio e ambiente”, la quale addirittura raddoppia nel 2008 rispetto al 2005 nonostante la crisi economica. Ciò si spiega principalmente con il perseguimento di una seria politica di raccolta differenziata che ha raggiunto la più alta percentuale in Italia nel 2009. Il confronto con Napoli è inevitabile: vicine geograficamente, entrambe le città sono guidate da tempo da coalizioni di centrosinistra. Eppure, le differenze sono molte nell’amministrazione.

    I dati di bilancio, insomma, dimostrano che la perfomance di un Comune non dipende dal colore politico della sua maggioranza. Al punto che quanti affermano che “i Comuni di centrodestra fanno talora politiche non dissimili da quelle dei Comuni di centrosinistra, e viceversa” non sono poi così lontani dal vero.

    E questo si desume anche al di fuori dei numeri di bilancio. Ad esempio, dalla posizione che gli amministratori prendono sul federalismo fiscale: si sono detti a favore il sindaco di Torino come l’assessore al bilancio del Comune di Milano; il sindaco di Grosseto come quello di Rieti; il sindaco di Gorizia come quello di Salerno. Ai trasferimenti statali, anche quando interamente compensativi del gettito finanziario derivante dall’Ici sulla prima casa del 2007, la maggioranza dichiara di preferire l’imposizione fiscale autonoma. Il federalismo, ormai, non è più la battaglia politica di un partito, La Lega, e neppure soltanto di una coalizione politica, ma della maggioranza degli amministratori locali a prescindere dalla loro appartenenza politica. Al Nord come al Sud.

    In altre parole, lo schema centrodestra/centrosinistra pare superato nelle politiche messe in campo dagli amministratori locali, molto più che nelle convinzioni dei partiti e degli stessi elettori.

    Il rimescolamento dello scenario politico è già in atto.

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    UN COMMENTO

    1. Destra e sinistra, categorie sorpassate, che richiamava Togliatti e che per inerzia sopravvivonoi.Sapendo che per la logica di Yalta, del suo padrone baffone, non sarebbe mai potuto andare al governo, imboniva i trinariciuti, vantando le istanze del suo partito: belle buone ,magnifiche e progressive, che i cattivi reazionari, nemici del popolo, seduti a dx, non volevano attuare. Ma la giustizia e la buona, disinteressata, amministrazione chi l’ha vista?

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