Mister Google Italia a Brescia: ecco la rivoluzione del web

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    “La fine dell’era del buon senso”. E’ questo il provocatorio tema dell’incontro che si è tenuto ieri in Aib. Un appuntamento in cui gli associati del Gruppo Giovani di Aib – su impulso del presidente Federico Ghidini – hanno incontrato Stefano Maruzzi, country manager di Google Italia per discutere dell’universo di Google. Decisamente positivo il bilancio della serata. Di fronte a una sala Beretta quasi piena e molto interessata, infatti, Maruzzi – un lungo curriculum che comprende anche Mondadori, Microsoft, Msn ed Rcs – ha svelato alcuni dei “segreti” del più popolare sito del mondo. E il principale è senza dubbio la grande somma investita ogni anno in ricerca: 3,8 miliardi di dollari per tenersi al passo con i tempi e fare fronte a concorrenti che “oggi non esistono ancora” perché nel magico mondo del web bastano pochi mesi per trasformare una piccola start up in un colosso. Di qui il titolo dell’iniziativa. Giustificato anche da altri numeri forniti ieri da Maruzzi: 150milioni di ricerca ogni giorno solo su google.it e una raccolta pubblicitaria – con Adwords – senza paragoni nel mercato tradizionale, visto che la company può contare oggi su un portafoglio di “decine di migliaia” di clienti attivi contro il migliaio scarso di un grande quotidiano o di una tv nazionale. Nell’incontro, decisamente sopra le righe, non sono poi mancati spunti di riflessione e curiosità sul mondo Google. Ad esempio non tutti sanno che gli ingegneri della società hanno ogni settimana un giorno “libero” in cui, pagati, possono lavorare (anche da casa) su progetti nuovi rispetto a quelli che l’azienda ha in essere: un metodo che paga, visto che gmail, le mappe e le news sono nati proprio da lì.

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    1. Direi che siamo quasi alla fine dell’era del Buon senso. Una sorta di alienazione di fronte a una facilità di reperibilità di informazioni, in cui un soggetto si trova di fronte a scenari d’avanguardia. Questi galleggia per comprendere cosa sia il reale e l’irreale. Può essere che nuove tecnologie e applicazioni compromettano l’esistenza di qualche figura professionale?

    2. Direi che siamo quasi alla fine dell’era del Buon senso. Una sorta di alienazione di fronte a una facilità di reperibilità di informazioni, in cui un soggetto si trova di fronte a scenari d’avanguardia. Questi galleggia per comprendere cosa sia il reale e l’irreale. Può essere che nuove tecnologie e applicazioni compromettano l’esistenza di qualche figura professionale?

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