Anche le palafitte del Garda entrano a far parte del Patrimonio Mondiale

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Mentre a Brescia si esulta, e un po’ si litiga, vechi le schermaglie Arcai-Corsini sulla paternità del merito per la nomina, sul Garda non si è da meno. In sordina, senza tanti proclami, anche 4 siti palafitticoli del Benaco sono entrati a far parte, da ieri, del Patrimonio Mondiale dell’Unesco.

Un successo importantissimo. Se è vero che per attirare turisti ormai non basta più dar loro buon cibo e un po’ di locali notturni, la notizia è una vera manna per il Garda bresciano, che può ampliare la propria offerta mettendo sul piatto addirittura 4 luoghi archeologicamente significativi: il lago di Lucone a Polpenazze, Lavagnone a Desenzano, Gabbiano a Manerba e infine vecchia Lugana a Sirmione.

La candidatura era inserita in un ampio progetto di cui la nazione capofila era la Svizzera. Il nome del progetto è «Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino», e assieme a Svizzera e Italia ha coinvolto Austria, Francia, Germania e Slovenia, per un totale di 111 villaggi palafitticoli (ma la rosa dei candidati era addirittura formata da 1000 villaggi!).

Si tratta questa della 47° nomina italiana (vedile tutte: clicca su questo link), e la prima è stata bresciana, l’Arte rupestre della Valle Camonica.

Ecco la motivazione per la recente nomina:
Pile Dwellings around the Alps (Switzerland, Austria, France, Germany, Italy, Slovenia).
 This serial property of 111 small individual sites encompasses the remains of prehistoric pile-dwelling (or stilt house) settlements in and around the Alps built from around 5000 to 500 B.C. on the edges of lakes, rivers or wetlands. Excavations, only conducted in some of the sites, have yielded evidence that provides insight into life in prehistoric times during the Neolithic and Bronze Age in Alpine Europe and the way communities interacted with their environment. Fifty-six of the sites are located in Switzerland. The settlements are a unique group of exceptionally well-preserved and culturally rich archaeological sites, which constitute one of the most important sources for the study of early agrarian societies in the region. 

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