L’unica cosa che decolla è la cassa integrazione, per 72 dipendenti

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    Il Ministero del Lavoro ha autorizzato, dal 1° luglio, la partenza della Cassa integrazione straordinaria per 72 dipendenti del D’Annunzio di Montichiari. Una notizia quasi scontata vista la pressoché totale inoccupazione dei dipendenti dopo che anche i dirigenti di Jade, compagnia di trasporto meci cinese, hanno scelto Malpensa come base di appoggio nei viaggi tra Italia e Oriente. Una notizia scontata ma che ancora una volta mette a fuoco la paradossale situazione dello scalo monteclarense, che sembra tutto fuorché un aeroporto.

    L’Unione sindacale di Base di Brescia già da tempo lamenta la situazione dei dipendenti inoccupati, e teme per il loro futuro: "E’ ormai da diversi anni che la stampa locale si interessa dell’aeroporto di Montichiari, purtroppo sempre per sottolineare una situazione deficitaria dal punto di vista dello sviluppo industriale e delle prospettive di una struttura che avrebbe dovuto essere il fiore all’occhiello dell’economia bresciana e non solo. Il nostro sindacato è presente in aeroporto con un proprio delegato nella Rappresentanza sindacale unitaria ed è il sindacato più votato tra i lavoratori e le lavoratrici. Già dallo scorso anno avevamo preannunciato questo esito scontato con un presidio fuori dal D’Annunzio (nel silenzio più completo degli altri sindacati presenti in azienda, Cgil, Cisl, Uil e Ugl), soprattutto alla luce della decisione della società di gestione di trasferire i voli RyanAir a Verona, e dopo che la Jade, società cinese di trasporto merci, se ne è andata scegliendo l’Aeroporto di Malpensa (evidentemente senza che la società di gestione fornisse sufficienti argomenti e garanzie per convincerla a rimanere). Preso atto che in un aeroporto senza aerei la cassa integrazione è il male minore, ci impegnamo a monitorare la situazione affinchè all’auspicata ripresa dei voli su Montichiari faccia immediatamente seguito il ritorno al lavoro degli addetti. L’ammortizzatore sociale deve essere un sostegno economico per i dipendenti, non certo uno strumento di semplice riduzione dei costi per la D’Annunzio".

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