Tintoretto, l’abbattimento della torre slitta a giugno 2012

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    Tre anni dal primo annuncio dell’amministrazione Paroli. E ne passerà ancora uno prima dell’abbattimento. O meglio: almeno uno. Dal 2009 se ne parla, ma solo nel 2012 – secondo quanto riferisce il quotidiano Bresciaoggi – si potrà giungere all’abbattimento della Torre Tintoretto di San Polo, inizialmente previsto per fine 2011.

    L’assessore alla Casa Massimo Bianchini non sembra troppo preoccupato, ma se fin’ora le famiglie che hanno lasciato la torre ed hanno trovato un altro appartamento sono 68, ne restano altre 112 da ricollocare da qui sino a marzo 2012. Meno di un anno per trovare un’abitazione a 112 famiglie, oltretutto in tempo di crisi, occupazionale ed economica, che non accenna a diminuire, per non parlare degli oltre 1.500 sfratti in città da 2008 a 2010, in continuo aumento. La Loggia ha messo in campo soldi per aiutare le morosità incolpevoli (dovute a licenziamento o cassa integrazione) e piani di costruzione di nuove abitazioni a canone sociale (70 nell’ex Arici-Sega e 40 in via Foro Boario). La strada però è lunga, gli appartamenti da cercare per quelli che sarnno gli ex inquilini della Tintoretto sono 235.

    La scadenza dei lavori, fissata da Comune e Aler, è il 2014, ma Bianchini ricorda che la Loggia può impiegarci 2 anni in più. In mezzo ci saranno le elezioni comunali. (a.c.)

     

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    UN COMMENTO

    1. Siamo circondati dalla politica dei chiaccheroni: a livello locale come nazionale si governa sempre in modo che le rogne passino a chi viene dopo. Un bell’esempio: la geniale finanziaria tremontiana fatta di tasse e balzelli che avrà i suoi effetti devastanti tra il 2013 ed il 2014… Ma il vampiro non era Visco?

    2. Un pensiero andrebbe anche dedicato agli architetti che, qui come altrove e ovunque, hanno progettato e fatto costruire questi edifici alienanti come edilizia popolare.
      La loro condanna dovrebbe essere di abitarci dentro, almeno per qualche mese…

    3. Non capisco la Sua cortese polemica. Forse e’ troppo sottile per me: il fatto che ne abbattano solo uno non vuol dire che le altre migliaia di edifici simili, che hanno devastato le periferie di tutta Europa, siano per questo meno alienanti.

    4. tre delle cinque torri son state edificate x fornire alloggi ai dipendenti statali, solo le ultime 2 a est sono alloggi convenzionati traformati nel bronx d brescia

    5. io vorrei che cinquepalmi,sempre preoccupato di fare il pelo in casa lega(cosa benvenuta,perche le critiche ,se costruttive,aiutano sempre)spiegasse chi ha permesso la costruzione di questi edifici che poi devono essere abbattuti……….

    6. vede, gentile utente, io facevo un discorso piu’ generale sulle condizioni della edilizia popolare negli ultimi 40-50 anni. Proprio a Brescia si puo’ valutare il contrasto stridente fra due concezioni opposte: immagino Lei conosca, a Brescia, i villaggi cosiddetti"Marcolini". Edilizia popolare pensata avendo a cuore l’individuo, la singola persona e la sua dignita’. Marcolini era un povero Cristo di un prete che pensava alla povera gente. Ancora oggi, a distanza di 60 anni sono situazioni abitative invidiabili. Le torri di San Polo (ma di esempi ce ne sarebbero migliaia ovunque) sono invece l’edilizia popolare degli architetti del tempo moderno. Col cuore a sinistra ma il portafoglio bene a destra e, se del caso, la villa in Panoramica. Per questi non esiste il singolo individuo, ma solo la massa informe, che pertanto si puo’ – appunto – ammassare come e dove capita. Tanto, mica ci dovevano abitare loro. E adesso si abbatte, il tutto sempre e comunque col denaro del contribuente.

    7. Gentile Donkey, le sue sono sacrosante parole, e le circostanze che Lei evoca sono comuni a centinaia di città in tutto il mondo. A Brescia, per fortuna, in tono minore si è rocorso a questi obbrobri. Però ci sono, rispettano anche le ultime norme sismiche e, con qualche accorgimento (due trombe di scale in più, un restyling) possono benissimo sopravviere alla furia iconoclasta di questa giunta farlocca. Alcune tesi di laurea dimostrano quanto sto dicendo, con investimenti di spesa infinitamente inferiori agli 80 (ottanta) milioni di euro che il complesso delle operazioni prevede. Se invece di continuare con la sterile polemica di chi ha fatto più danni alla città negli ultimi 50 anni, si cercassero soluzioni adatte e compatibili con il vivere moderno (badando anche alla spesa), probabilmente non saremmo qui a discutere di aria fritta, cioè se Benvolo (con villa in campagna) sia stato meglio o peggio di Padre Marcolini. A onor del vero, a fianco delle case alte, Benevolo ha anche progettato centinaia di case in stile Marcolini. ancora a onor del vero, pur riconoscendo la bruttezza delle case alte (non certo più brutte dell’obbrobrioso centro Futura appena finito in via Triumplina, un vero affronto all’architettura e al vivere civile), bisogna riconoscere che il disagio sociale non dipende da loro. Nelle case alte ove sono alloggiati i dipendenti statali delle poste non c’è nessun problema.

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