Nuovo recupero della produzione industriale (+2,5%), ma i livelli del 2008 sono ancora lontani

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    Nel secondo trimestre del 2011, l’economia bresciana mette a segno un nuovo risultato positivo e consolida il trend di modesto recupero iniziato dall’autunno dello scorso anno. La produzione industriale registra un incremento del 2,5 per cento sul trimestre precedente e del 2,0 per cento sul secondo trimestre del 2010. Il tasso acquisito, cioè la variazione media annua che si avrebbe se l’indice della produzione non subisse variazioni fino alla fine del 2011, è pari a più 3,7 per cento. La distanza dal picco di attività pre-crisi (primo trimestre 2008) è di – 20,2 per cento: il recupero dai minimi (estate 2009) è di + 11,6 per cento.

     

    La dinamica relativamente debole dell’attività industriale è condizionata, nelle attese a breve termine, da una serie di incertezze che riguardano: la crisi irrisolta dei debiti sovrani, con i rischi di contagio in tutta l’area dell’euro; l’aumento del costo del denaro, in seguito alla “stretta” di luglio della BCE; il rincaro dei prezzi dell’energia; le perduranti difficoltà di accesso al credito.

    Sul versante del mercato del lavoro, il ricorso alla CIG, nel secondo trimestre del 2011, con un totale di 12,4 milioni di ore autorizzate, è sceso del 20,8 per cento rispetto allo stesso periodo del 2010. La componente ordinaria, con 3,3 milioni di ore, è diminuita del 40,3 per cento rispetto al secondo trimestre dello scorso anno.

    La disaggregazione dell’indice grezzo della produzione per classi dimensionali mostra incrementi produttivi superiori alla media per le imprese di maggiore dimensione (+10,6%) e per le medie imprese (+3,9%); uguali alla media per le imprese medio-grandi (+2,5%); inferiori alla media per le micro imprese (+0,7%) e per le piccole imprese (+1,7%). Si registra un decremento della produzione nelle grandi imprese (-0,3%).

     

    La disamina per settore evidenzia un più deciso incremento della produzione nei settori materiali da costruzione ed estrattive (+6,8%), meccanica di precisione e costruzione di apparecchiature elettriche (+5,7%), meccanica tradizionale e mezzi di trasporto (+ ,2%); variazioni positive più modeste nei comparti maglie e calze (+2,8%), agroalimentare e caseario (+1,9%), metallurgico e siderurgico (+1,6%), chimico, gomma, plastica (+1,5%), calzaturiero (+0,6%), tessile (+0,1%); diminuzioni nei settori abbigliamento (-3,0%), carta e stampa (-0,6%), legno e mobili in legno (-0,3%).

     

    Il recupero della produzione non ha comportato variazioni nel tasso di utilizzazione della capacità produttiva. Il livello di utilizzo degli impianti è rimasto al 69%, come nel trimestre precedente, contro il 66% del secondo trimestre 2010.

     

    Le vendite sul mercato italiano sono aumentate per il 24% delle imprese, diminuite per il 21% e rimaste invariate per il 55%. Le vendite sui mercati esteri hanno registrato andamenti quasi analoghi: quelle verso i Paesi comunitari sono aumentate per il 33% delle aziende, diminuite per il 14% e rimaste stabili per il 53%; quelle verso i Paesi extra UE sono cresciute per il 29%, calate per l’11% e rimaste invariate per il 60% delle imprese.

     

    I consumi energetici sono aumentati per il 25% degli operatori, con una variazione media dell’1,7%. Le giacenze di prodotti finiti sono ritenute adeguate alle necessità aziendali dall’84% delle imprese e le scorte di materie prime dal 90%.

     

    I prezzi delle materie prime sono cresciuti per il 41% delle imprese, con un incremento medio dell’1,6%. I prezzi di vendita dei prodotti sono stati aumentati dal 16% delle aziende, con un aumento medio dello 0,3%. 

     

    Il costo del lavoro è cresciuto per il 16% delle aziende ed è rimasto invariato per l’84%. Gli investimenti effettuati nel trimestre sono aumentati per il 18% delle imprese e rimasti costanti per il 71%.

     

    Le prospettive per i prossimi mesi indicano un ulteriore leggero incremento della produzione. L’attività produttiva è prevista in aumento dal 24% delle imprese, stabile dal 60% ed in diminuzione dal 16%. Le aspettative sono ottimistiche nei comparti: abbigliamento, agroalimentare e caseario, chimico, gomma e plastica,  meccanica di precisione e apparecchiature elettriche, meccanica tradizionale e mezzi di trasporto; sono pessimistiche nei settori: calzaturiero, carta e stampa, legno e mobili in legno, maglie e calze, materiali da costruzione ed estrattive, metallurgico e siderurgico, tessile. Le previsioni sono più favorevoli per le imprese medio-grandi, grandi e medie.

     

    Gli ordini provenienti dal mercato interno sono previsti in aumento dal 17% delle imprese, stabili dal 67% e in diminuzione dal 16%; quelli dai Paesi UE presentano un saldo positivo, tra imprese che indicano variazioni in aumento e in diminuzione, del 10% e quelli dai Paesi extra UE fanno rilevare un saldo positivo del 5%. La manodopera è attesa costante dal 73% delle imprese e dovrebbe diminuire per il 17%.

     

     

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