Stelvio, posti a rischio per gli stagionali del parco. I lavoratori scrivono a Napolitano

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    I tagli della Finanziaria rischiano di abbattersi come una scure sul posto dei 23 lavoratori stagionali del Parco nazionale dello Stelvio. La legge 122/2010 obbliga infatti il parco a una riduzione delle risorse destinate alle spese per le assunzioni dei dipendenti a tempo determinato. In 23 dal 1° agosto prossimo potrebbero trovarsi senza lavoro e hanno scritto al presidente della repubblica Giorgio Napolitano. “La burocrazia malata di questo paese sta mettendo a forte rischio la possibilità di proseguire al nostra stagione lavorativa – si legge nella lettera degli operai stagionali riniti nel Comitato lombardo – senza che vi sia una ragione sensata”. “Ogni anno lavoriamo per circa sei mesi e poi ci arrangiamo con altre attività – proseguono –. Ovviamente non chiediamo di essere garantiti attraverso forme di assistenzialismo: la montagna ci ha temprato e sappiamo affrontare i problemi a testa alta, con orgoglio”.
    A pochi giorni dalla scadenza del 1° agosto anche i sindacati di categoria Fai Cisl e Flai Cgil hanno scritto ai presidenti della provincia, della comunità montana e ai sindaci, per sollecitare un incontro urgente. “Occorre incontrarsi subito – sottolinea Oliviero Sora, segretario regionale Fai Cisl ombardia -. per evitare licenziamenti che provocherebbero gravi ricadute sui lavoratori, le loro famiglie e il territorio in cui vivono”. I sindacati rivendicano l’autonomia gestionale e finanziaria del Parco che, per la natura della sua costruzione, si differenzia dagli altri parchi nazionali. La nota del ministero dell’Economia e delle Finanze lo impedisce – aggiunge Sora -. In poche parole, i soldi ci sono, di provenienza da Lombardia e provincie autonome, ma le spese per le assunzioni si devono tagliare”.
    Il Parco nazionale dello Stelvio è gestito in forma di un Consorzio voluto nella norma di attuazione allo statuto speciale per le Province Autonome di Trento e di Bolzano e successivamente confermato dall’intesa di Lucca firmata dai rappresentanti dello Stato, della Regione Lombardia e delle Provincie autonome di Bolzano e Trento, e a sua volta recepito con le leggi costitutive del Consorzio (tra il 1993 e il 1996). Queste ragioni avevano convinto il consiglio direttivo del Consorzio del Parco, in occasione del bilancio di previsione per il 2010, a classificare i fondi per fonte di provenienza, per limitare i tagli della legge finanziaria esclusivamente per i fondi provenienti dallo Stato.

     

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