Nuovi stop dei mezzi pesanti, Carulli: “Un altro colpo ad un settore già in ginocchio”

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    “Questi ulteriori cinque giorni di stop che ci ha imposto il Ministero, obbligato dalla sentenza del Tar del Lazio a fronte del  ricorso del Codacons, sono un colpo fortissimo ad un settore che è già in ginocchio e che avrebbe, invece, bisogno di maggiori tutele da parte di tutto il sistema”. E’ una critica accorata quella che Giuseppe Carulli, presidente delle aziende di autotrasporto che si riconoscono nell’Associazione Artigiani, muove all’imposizione di cinque nuove giornate di fermo alla circolazione dei mezzi pesanti, divenute, poi nella realtà, quattro a seguito della mancata pubblicazione del provvedimento sulla Gazzetta Ufficiale nei termini di legge. “Chi lavora non può trovarsi ogni giorno a fare i conti con una situazione normativa di incertezza totale, senza la possibilità di mettersi in viaggio sereno, con l’incognita di un blocco improvviso e delle conseguenti sanzioni che da un momento all’altro possono arrivare”. Il caso del 22 luglio in questo è stato emblematico: “La pubblicazione in Gazzetta non c’è stata, quindi il blocco è saltato e i nuovi giorni di stop saranno 4 e non 5, ma fino all’ultimo abbiamo vissuto nell’incertezza, indecisi se far uscire i camion con il rischio di doverli bloccare per strada o peggio di incorrere in multe e sanzioni a causa di un provvedimento messo in campo in tutta fretta e senza il minimo rispetto delle necessità di programmazione delle imprese”. Una situazione che secondo Carulli è paradossale: “Non può essere il sistema paese il primo a mettere in difficoltà le imprese di trasporto. Norme che cambiano all’improvviso, imposizioni che ti possono piovere addosso da un momento all’altro ci danneggiano enormemente e ci tolgono fiducia soprattutto se arrivano da chi dovrebbe metterci nelle condizioni di uscire dalla pesante congiuntura”.  

    Il tema della gestione dei blocchi è centrale per Carulli che lo ritiene rappresentativo della situazione dell’intera categoria: “Avevamo un calendario già fissato e accettato – spiega – questo nuovo stop è un ulteriore colpo ad una delle categorie che più di tutte sta patendo la crisi”. Una critica che ha un obiettivo preciso, richiamare l’attenzione sulla situazione delle imprese di trasporto. “Noi non chiediamo contributi a pioggia. Non è questo il punto del discorso. Noi pretendiamo un quadro normativo chiaro ed uguale per tutti, in cui responsabilità e disagi siano equamente ripartiti su tutta la filiera del trasporto e non solo sui contoterzisti. Serve una stretta anche verso la committenza”.

    Per Carulli infatti “i trasportatori in questo momento devono fare i conti con l’aumento dei costi dovuti alle accise, prima aumentate per finanziare l’arte e poi per le questioni legate all’immigrazione, e si scontrano con una committenza che non vuole sentir parlare di costi minimi del trasporto. Infine Carulli vuole lanciare l’allarme sulla presenza sul mercato di “trasportatori con il telefono”. Agenzie che vincono appalti e contratti e che non hanno un solo mezzo sulla strada, che non hanno controlli e che danneggiano chi invece macina chilometri giorno dopo giorno”.  

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