Tra crisi e voglia di riscatto (Ghedi, Leno, Calvisano, Gambara)

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     di PaoloEmilio Bonzio – Una rapida metamorfosi ha trasformato il paese da agricolo a industriale. In estrema sintesi la storia economica di Ghedi passa attraverso la fatica degli abitanti, impegnati da secoli nelle opere di bonifica del suolo, mentre in tempi più recenti gli insediamenti produttivi hanno trasformato il centro della bassa da paese rurale a località industriale. Perduto il primato dell’agricoltura, Ghedi, che dal 2001 si fregia del titolo di “Città”, è fra i comuni della Provincia che si accingono a superare la soglia dei 20mila residenti, sulla spinta di una costante crescita demografica alimentata proprio da quella nuova occupazione che viene dalla manifattura e dal commercio. Crescono gli abitanti (sono 18.348 ad agosto 2009 secondo l’Istat) e in particolare i residenti stranieri, più che raddoppiati negli ultimi cinque anni (2.860 secondo l’ultimo censimento, +63% rispetto al 2005). Ma in un quadro generale di sviluppo economico non ha mancato di far sentire i suoi effetti anche la crisi della grande industria che a Ghedi ha prodotto almeno una vittima eccellente: la Tessival, storica azienda locale del tessile, nel 2008 ha chiuso i battenti degli stabilimenti di Ghedi, Ponte San Marco e Floriano al Lambro (BG). Già prima della crisi finanziaria globale dunque, con l’entrata in gioco dei Paesi asiatici, la concorrenza si è fatta più agguerrita e qualcuno non ha retto alle nuove condizioni. Ecco allora che i 115 dipendenti che lavoravano nell’opificio ghedese si ritrovano a spasso, mentre scatta la cassa integrazione straordinaria e le istituzioni locali si attivano per fronteggiare un difficile caso di disoccupazione femminile. Scende in campo anche la Bcc Agrobresciano che concede finanziamenti a tasso zero fino a 5.000 euro, nell’attesa che l’Inps possa liquidare ai lavoratori le rispettive indennità. Una patata bollente quella del ricollocamento delle ex lavoratrici Tessival, che nel giugno dell’anno scorso passa nelle mani della nuova giunta guidata da Lorenzo Borzi (Pdl-Lega) dopo il ribaltone che segna un cambio di rotta per un comune che esce da diversi anni di governo del centrosinistra. Per far fronte alla crisi la nuova amministrazione comunale ha varato il “progetto comunità responsabile”, con iniziative di sostegno al reddito per disoccupati, famiglie e anziani, grazie a borse lavoro per impieghi di piccola utilità e microcredito. Tra i soggetti coinvolti troviamo la Caritas, alcuni istituti di credito cooperativo e il consorzio Tenda di Montichiari a cui spetta la gestione del fondo ricavato dai guadagni della pista per il pattinaggio sul ghiaccio che a Ghedi, nel periodo natalizio, ha offerto occupazione per circa una ventina di persone, anche con i voucher a sostegno del reddito erogati dalla Provincia. L’imprenditoria locale nel frattempo attende a braccia conserte lo sblocco dell’impaccio burocratico relativo al piano d’area dell’aeroporto di Montichiari.

    Da 4 anni in una vasta porzione dei comuni di Ghedi, Castenedolo, Montirone e – ovviamente – Montichiari, vige un regime di salvaguardia che vieta qualsiasi attività edificatoria. Finché la politica non decide, da quelle parti non si muove una foglia. 48 chilometri quadrati bloccati per 3 chilometri e mezzo. Dentro il piano d’area della fascia d’oro le imprese edilizie non possono costruire, fabbrichee aziende agricole non possono installare macchinari o ampliarsi. Investimenti congelati anche per società di escavazione come Cave di Ghedi Srl e Vezzola. Il loro ricorso al Tribunale amministrativo di Brescia è stato respinto in quanto sono da ritenersi interventi edilizi anche le attività che comportano la modificazione del suolo inedificato.

    Ma non si può parlare di Ghedi senza chiamare in causa l’Aeroporto militare; la casa del 6° Stormo dell’Aeronautica è ormai parte integrante del tessuto sociale del paese, anche se non sono mai mancate le preoccupazioni per la presenza degli ordigni atomici statunitensi. Con i suoi 1.500 dipendenti e l’indotto generato sull’area circostante, l’aerobase ha del resto portato anche tanto lavoro ad artigiani, tecnici e industrie locali. Migliora intanto la viabilità interna, con la recente apertura della “tangenzialina” ovest che ha consentito di sgravare il traffico dal centro abitato per i mezzi in transito sulla direttrice Brescia-Parma. In direzione sud la vista si apre ad un paesaggio più rustico. Leno, Calvisano, Gambara… Meno capannoni e più colture, che convivono accanto a piccole attività artigianali e manifatturiere. Il mondo agricolo della Bassa, come ricordava nello scorso numero di 12 Mesi l’assessore lenese Tedaldi, sta attraversando una grave crisi dovuta alla non più rimuneratività di prodotti agricoli come il latte, la carne, i cereali, gli ortaggi, la frutta, una condizione imputabile in gran parte alla riduzione dei prezzi alla produzione e all’aumento dei costi di gestione d’impresa. Basti pensare che i Paesi da poco entrati nell’Unione europea dispongono di coltivazioni estensive con produzioni quantitativamente superiori a quelle nostrane mentre i costi in Italia sono più alti e gli agricoltori non riescono a reggere il confronto con i prezzi di vendita ai minimi. L’esempio del latte valga per tutti gli altri: secondo una ricerca Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare) i prezzi del latte e derivati in Italia sono calati del 4,9% in un anno e il Pil bresciano legato all’“oro bianco” è sceso dai 446 milioni del 2008 ai 368 milioni del 2009 (dato Coldiretti). Anche da noi insomma l’agricoltura pare non abbia ancora agganciato il treno della ripresa che timidamente si sta verificando in altri settori. E se la crisi dovesse perdurare diverse aziende potrebbero non esserci più quando si riaccenderà la luce verde.

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