Dalla Media Valle Camonica (Darfo, Breno, Cividate, Borno, Capodiponte, Saviore)

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    Terra complessa la Valle Camonica: ricchissima di storia, di tradizioni che ancora si tramandano di padre in figlio, di paesaggi mozzafiato e gente con un innato, forte, senso di appartenenza. I Camuni lo sanno bene: dalla Valle è difficile andarsene, ma ancor di più lo è distaccarsene. La Val camonica è virtualmente divisa in due grandi aree: la media e l’alta valle, la prima che raccontiamo in questo numero, la seconda, a vocazione totalmente turistica, da Edolo al Tonale, che tratteremo nel prossimo numero di febbraio. Per raggiungere la Val Camonica si deve costeggiare Iseo, e imboccare la tangenziale attraverso il lungo serpentone nero di quella galleria costruita una decina d’anni fa ma nata già vecchia: fuori dal tunnel appare Darfo Boario, e la prima parte del nostro viaggio in terra Camuna inizia proprio da qui. Uno dei due centri economici, insieme a Breno, della cosiddetta Media Valle, Darfo Boario è un crocevia dalle due anime: l’industriale Darfo e la turistica Boarionota per l’acqua e le sue terme. Quindi Borno, dove si vive di turismo e tradizioni familiari, dove chi parte per cercare fortuna altrove, prima o poi ritorna, incapace di stare lontano dalle proprie montagne. Il nostro viaggio è proseguito, fi no a Saviore dell’Adamello, dove le montagne sono maestose, le nuvole basse e gli orizzonti infi niti; dove l’inverno è lunghissimo e le estati, ricordano i più anziani, sempre più corte. Ci vuole passione e uno straordinario senso di attaccamento alla propria terra per vivere in mezzo alla neve cinque mesi l’anno e a due ore di strada dalla città. Sta di fatto che sono tantissime le testimonianze di chi ha deciso di viverci e non se ne è mai pentito. Resta chi non può fare a meno di abbandonarla, la sua amata valle, e si è inventato un lavoro o ha deciso per una vita da pendolare da 200 chilometri al giorno. Storie di eroi dei nostri tempi, che fanno i turni all’Iveco e, tra andata e ritorno, ne passano altre 4 sulle corriere. Storie di persone vere, di coraggio autentico, sempre più rare e diffi cili solo da immaginare.

    L’antichissima storia della valle inizia con la fi ne dell’ultima glaciazione, circa 15.000 anni fa, e gli abitanti, gli antichiCamuni, l’abitarono fi n dal neolitico lasciando oltre 300.000 petroglifi , che fanno della Valle Camonica il maggior centro d’arte rupestre in Europa, e Capo di Ponte, patrimonio dell’Umanità riconosciuto dall’Unesco. A livello economico la Media Valle Camonica ha vissuto molto di attività mineraria, siderurgia, industria tessile e manufatturiera, oggi in crisi più che in altre aree bresciane. Sebbene molto grande (è lunga 90 chilometri), i residenti della valle sono meno di un decimo della popolazione bresciana e nonostante ciò ha sempre avuto un peso di grande rilevanza non solo nella nostra provincia. Terra di grandi fi nanzieri, politici ed alte gerarchie ecclesiali, la media Valle Camonica, non è però riuscita ancora a darsi un vestito moderno e di apertura all’innovazione, né sociale, né economico, né culturale, forse più per volontà che per incapacità. Una valle immensa, dal clima ostile ed estremamente variegata nei luoghi come nelle persone, che forse più di altre sentono un proprio, personalissimo attaccamento a tradizioni che si perdono nella notte dei tempi. Difficile da capire per chi viene da fuori, altrettanto difficile da abbandonare per chi vi è nato.

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