La terra che freme (Rezzato)

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    di Alessandra Tonizzo – Sulle colline di Brescia, Rezzato si distende sornione, pare un felino pronto a fare un balzo, un acrobata prima di entrare in scena, con tutta l’adrenalina stretta in corpo, nascosta, inesplosa. Ancora non lo sappiamo quando, mattina presto, ci mettiamo in viaggio e il cielo è capriccioso, alterna pioggia e sole, fa aprire e chiudere gli ombrelli. Imbocchiamo dal centro città Viale Venezia e proseguiamo sempre dritti, lasciandoci alle spalle, in una manciata di chilometri, centri commerciali, supermercati, officine. Non si può sbagliare, il cuore di questo comune che ospita quasi 13mila abitanti è a nord, ed è qui che sostiamo, nel “paese vecchio”, al di là delle residenze anni Settanta tra la ferrovia e la statale, affacciate ai campi sui quali abbaiano meticci pezzati di piccola taglia. Dicono che il clima di Rezzato sia mitigato dalla vicinanza al lago di Garda, meta frequente di fugaci week-end fuori porta, ma qui, oggi, tutti si stringono nei loro cappotti, borbottano alle nuvole e proseguono a capo chino, il passo veloce, salutandosi con rapidi cenni per non sprecare energia. Cerchiamo i segni di un’operosità sotterranea, i preparativi di un paese che sta per festeggiare una data storica che riporta indietro nell’antico 1299, al 12 marzo, momento della troviamo tra i tavolini di un bar, dipinti a tinte vive su brochures e manifesti, nelle parole orgogliose di alcuni laboriosi commercianti: preparativi emozionali di chi esibisce, fiero, le proprie radici. Frughiamo l’ampia facciata del Comune per scorgervi l’emblema del mitico pastore Zato, poi nobilitato in Re, inseguiamo l’aura medievale che ha dato origine a questo paese lungo, stiracchiato tra i fianchi di un panorama che aspetta ansioso un’altra primavera. Ma, oggi, d’altri tempi c’è solo il vento che spazza via tutto, a raffiche forti, spoglia le strade dalle foglie, dalla gente. Tra il pavé dei vicoli aleggia l’aroma del pane fresco, delle brioches appena sfornate, che si mischia alle fragranze di erboristerie, profumerie, fiorai. Sembra il paese delle donne Rezzato, stamane. Donne che corrono da un marciapiede all’altro, da una bottega all’altra, la borsa stretta sotto braccio, i tratti curati, la falcata elegante. Nelle vicine cave di Botticino, nelle numerose aziende che popolano la periferia, si lavora alacremente e non si rincaserà che a sera, per ritrovare tutto come lo si era lasciato, adagiato tra le luci dei lampioni. Un paese in tre parti, con le salde frazioni di Treponti e Virle, sulle quali si ergono tre storiche parrocchie, tre ville sontuose e una sola identità, ancora nascosta. Ed è così che vediamo finalmente Rezzato, con un colpo d’occhio finale. Sono le colline, il cielo plumbeo, le case di pietra e il vento a svelarci il paese, a sussurrarci qualcosa che sa di tesoro nascosto, di emozione trattenuta, di pudore moderno.

     

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