Le reti d’impresa, incontrarsi e non dirsi addio

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    di Alessandro Cheula * – Solisti è un conto, solipsisti un altro. Essere solisti va bene, poiché significa valorizzare e realizzare se stessi contando sulle proprie forze (ogni imprenditore, in questo senso, è un solista). Ma essere individualisti oggi non va più bene, in particolare in tempi di dilatazione dei mercati e di globalità della competizione, poiché significa chiudersi in se stessi rischiando di rimanere sordi alle novità o miopi ai cambiamenti.  Ma qualcosa, anche nella provincia più individualista d’Italia, si sta muovendo. Dopo oltre mezzo secolo di “singolarismo dinamico” ­– questa la domanda – siamo finalmente alla vigilia dell’atteso e agognato “salto culturale”? La risposta, come vedremo, è affermativa (sia pure con prudenza). Siamo in vista di una “mutazione genetica” nella cultura industriale bresciana? Siamo alle soglie di una “svolta epocale” nella manifattura locale? Siamo di fronte  al superamento dell’atavico “solipsismo” dell’imprenditoria nostrana? Alcuni tentativi in atto sembrano confermare come si stia facendo strada una nuova mentalità associativa,  premessa di probabili alleanze e aggregazioni tra aziende della stessa filiera. Una “rivoluzione culturale” foriera di novità importanti che va sostenuta e incoraggiata. Anzi, ove possibile, sollecitata e guidata, non solo dalle associazioni imprenditoriali di appartenenza – le prime per ragioni istituzionali ad essere direttamente interessate e coinvolte –  ma anche dalle istituzioni pubbliche sia economiche (Camera di Commercio) sia politiche (Comune, Provincia, Regione).

     

      

    CINQUE CASI EMBLEMATICI

    È una “rivoluzione” solo al suo inizio ma che promette bene. I segnali in atto, timidi benché non incerti, sono  eloquenti e inequivocabili. Cominciamo dal primo, quello che per metodo li coinvolge tutti. Sotto il “cappello” delle reti di impresa, la connessione telematica conoscitiva permanente tra imprese voluta da Aldo Bonomi, imprenditore lumezzanese vicepresidente della Confindustria con delega  alle reti e ai distretti,  si stanno realizzando significative alleanze di scopo e importanti aggregazioni  di prodotto. Le reti di impresa sono il primo su cinque casi censiti. Gli altri quattro sono più circoscritti ma altrettanto interessanti. Il primo di questi, più maturo per “anzianità” in quanto  nato anni fa in tempi non sospetti, è  l’Itg di Bovezzo, un’alleanza che raggruppa quattro imprese appartenenti alla filiera dell’impiantistica meccanica (forno-pressa- transfer-robot) il cui attore trainante è il transfer, tecnologia che conta a Brescia le aziende migliori del mondo trattandosi di una eccellenza in cui la nostra provincia è leader assoluta; il secondo, di recente concezione ma di sicure potenzialità, è la sede commerciale comune che gli armaioli della Val Trompia, i migliori del pianeta,  stanno costituendo negli Stati Uniti, principale mercato di sbocco dei fucili e delle pistole bresciane; il terzo, ancora a livello di ipotesi ma realisticamente possibile, è la costituzione di un “gruppo di acquisto” per il grande arcipelago bresciano dell’automotive, la componentistica per automobili, seconda in Italia dopo Torino; il quarto, forse il più importante di tutti per le dimensioni delle aziende coinvolte ma appunto per questo di più ardua realizzazione, è l’aggregazione tra le due maggiori aziende bresciane  (e italiane) di tondo per cemento armato. Un’aggregazione che sembrava fino a poco tempo fa a portata di mano ma che ostacoli di natura soggettiva, culturale e familiare, hanno per ora sospeso (rinviato, non cancellato, poiché sarà il mercato a imporre quelle scelte oggettive che le famiglie per ora non sono da sole in grado di compiere).

     

    (continua…)

    * L’articolo completo, pubblicato sul numero di settembre del mensile 12 Mesi, si può leggere nel pdf allegato

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    1. Cheula è troppo intelligente per non sapere che il problema delle aziende e delle loro aggregazioni è la governance e che non c’è un solo caso da lui citato che affronta questo nodo. Anzi, peggio: chi ci ha provato si è impantanato… per il resto parlare di aggregazioni senza cambiare i rapporti di potere e direzione interni mi pare addirittura improprio se non fuoriluogo. I casi citati? Tutti meritori ma il mercato chiede aggregazioni, prodotti nuovi (non innovativi ma proprio nuovi = mai visti prima), o per usare un termine scomodo: fusioni! Il resto sono chiacchiere e pilloline per la sopravvivenza.

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