Tra nativi e forestieri (San Zeno Naviglio) – La città camuffata (Flero)

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    La città camuffata – Flero

    di Alessandra Tonizzo – Proprio così: Flèr, paese con più di 8.000 abitanti, a sud di Brescia, sembra una cittadina in miniatura, multietnica, affaccendata, efficiente. Anche troppo, a detta di alcuni fleresi, affezionati a uno scorrere della vita meno caotico, a più verde e meno abitazioni. Ma questo, forse, è il prezzo da pagare per stare al passo con i tempi. E a Flero la sensazione è che nessuno venga lasciato indietro di proposito. Lo sa la componente straniera, presente a livelli sensibili sul territorio: in tarda mattinata, non incontriamo nessuno a zonzo per le strade, e la parrocchia sta facendo sforzi pregevoli per rendere realtà una coesione sociale che troppo spesso resta solo sulla bocca dei più. Il tempio dei Sikh, secondo per grandezza solo a quello di Reggio Emilia, resta alle porte del paese, spaccando l’opinione pubblica. Il commercio, pur tra gli alti e bassi dell’onnipresente crisi, fiorisce. Ed ecco che si fa gruppo con altre realtà limitrofe per costituire un distretto, nascono nuove vetrine (è recente il nuovo complesso Le Sorgive: una piazza, tra Flero e Poncarale, incorniciata da botteghe), e spiccano alcune curiose eccellenze. Come la cantina vinicola di Andrea Prilo, che ha partecipato, il maggio scorso, alla London International Wine Fair. Flero decolla, in fermento, verso nuovi scenari. Le facciamo un in bocca al lupo, confidando che “cresca” senza tradirsi mai.

     Tra nativi e forestieri – San Zeno Naviglio

    di Alessandra Tonizzo  – Sembra strano, eppure è questa la spaccatura che più ci ha colpito a San Zeno, paesino di circa 5.000 anime a soli 6 km dalla città: quella tra chi qui ci è nato e chi invece vi è approdato, attratto dalla posizione strategica e il clima tranquillo, una distanza che pare incolmabile. È vero, Sàn Zé sembra un borgo con “tutte le carte in regola”: ottimi servizi, molto volontariato e dimensione umana, il tutto lontano dalla folle frenesia cittadina. Ma ad uno sguardo più attento notiamo piccole crepe che si aprono sul territorio, chiedendo di essere sanate prima di aprirsi in un gap di scontentezza. Sono le falle sui muri lisi dal passaggio dei tir che, pur essendo diminuiti in seguito alla recente bretella (la variante alla 45 bis “Gardesana occidentale”, lunga quasi 3.000 metri e costata al Comune 2.600.000 euro), denotano una viabilità ancora da proporzionare, con sensi unici e marciapiedi. Sono gli strascichi di una mentalità arcadica che vede nel cittadino (non nell’immigrato, che non può permettersi il caro vita sanzenese) il “forestiero” in via d’integrazione, proprio in quello spaccato dell’hinterland che, giusto alle propaggini della city, dovrebbe mostrarsi più aperto. Gli sguardi di chi si muove a San Zeno luccicano di contentezza, tanto che nessun sanzenese riesce a pronunciare verbo che non sia positivo sulla propria terra natìa: un attaccamento alle origini che, oggi, commuove. Ci auguriamo di scorgere presto lo stesso brillìo anche nelle numerose, e italianissime, famiglie di forestér.

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