Rolfi e Vilardi sulla moschea: sicurezza e vivibilità a rischio

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    Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale ha accolto l’appello e l’istanza cautelare in primo grado presentata dal centro culturale islamico Minhaj ul quaran, sospendendo così la dichiarazione di inagibilità e l’ordine di rispettare la destinazione d’uso a magazzino dei locali di viale Piave 203, decisi dal Comune di Brescia con un’ordinanza e confermati nei mesi scorsi dal Tar di Brescia.

    Il Consiglio di Stato ha ritenuto “che le ragioni della parte ricorrente in primo grado appaiono non prive di fondatezza, e che nelle more del loro approfondimento nel merito, è prevalente l’esigenza di evitare il grave pregiudizio che deriverebbe all’Associazione istante dalla privazione di una sede già da tempo ultimata e in esercizio, con possibile lesione anche di diritti costituzionalmente garantiti”.

    Su questa decisione sono intervenuti il vicesindaco e assessore alla Sicurezza del Comune di Brescia, Fabio Rolfi, e l’assessore all’Urbanistica, Paola Vilardi:

    “Trovo davvero singolare che venga anteposta l’esigenza di evitare un presunto pregiudizio nei confronti di un’associazione, alla necessità di garantire la sicurezza di tutti. – ha dichiarato Fabio Rolfi – In città esistono già due luoghi dove poter praticare la religione islamica e sono più che sufficienti. Non possiamo quindi accettare che venga messa a repentaglio la sicurezza dei cittadini. Gli abitanti del complesso di viale Piave 203 non solo lamentavano un atteggiamento discutibile da parte di coloro che frequentavano le funzioni religiose, i quali spesso impedivano fisicamente ai residenti l’accesso ai box auto, ma anche e soprattutto un problema legato alla propria incolumità. I sopralluoghi dei Vigili del fuoco e dei tecnici del comune avevano già evidenziato l’inadeguatezza del luogo a ospitare diverse decine di persone: ambienti troppo piccoli, accessi limitati, mancata messa a norma degli impianti. Erano stati fatti numerosi richiami prima di procedere con l’ordinanza, ma tutto era stato vano. Di fatto, uno scantinato era stato trasformato in un centro di preghiera. La preoccupazione è che la decisione del Consiglio di Stato possa legittimare il proliferare di circoli culturali di carattere religioso e di micro luoghi di culto in condizioni di evidente degrado, che generano solamente conflitti e tensioni con i residenti. Per questo non ci fermeremo, attendendo fiduciosi la sentenza definitiva del Tar di Brescia”.

    “I circoli culturali di carattere religioso spesso rappresentano un problema di sicurezza e di vivibilità per i quartieri in cui si insediano. – prosegue Paola Vilardi – Anche il Tar si era espresso in favore della nostra ordinanza, ritenendo inadeguato il fatto che durante ogni funzione 150 persone si riunissero in uno spazio di 170 metri quadri. Si tratta di un problema di sicurezza sia per i residenti che per le stesse persone che partecipano alle riunioni. Il Consiglio di Stato con questa decisione sospende l’efficacia dell’ordinanza comunale, rimandando gli atti al Tar di Brescia con l’invito a determinarsi in maniera definitiva. Nel frattempo, ribadiamo la linea politica che l’Amministrazione comunale ha espresso con l’adozione del Pgt: in città sono già presenti due luoghi di culto islamico che garantiscono il diritto costituzionale di professare la propria religione. A Brescia, dunque, non sorgeranno altre moschee”.

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    UN COMMENTO

    1. Siamo al’assurdo. Considerato che il cds discrezionalmente sancisce quale esigenza si deve ritenere proiritaria rispetto ad altre, allora invito tutti i cittadini a cambiare la destinazione d’uso dei loro beni immobili (scantinati in uffici, aree dismesse in negozi, magazzini in bar, garage in abitazioni o circoli ricreativi, ecc…, sono tutti diritti costituzionalmente garantiti (abitazione, lavoro, ecc…) anche se ledono l’altrui diritto o la sicurezza pubblica, tanto la giustizia amministrativa te lo permette…

    2. giusto Zanardelli , per l’affitto ad una cifra (ridicola) del magazzino 47 dobbiamo chiedere all’ex sindaco Corsini ed a tutto il PD , peraltro nonostante la cifra ridicola non pagavano nemmeno quella .

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