Tra storia e natura (Urago Mella)

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    di Esterino Bennati – Trovare un quartiere bresciano in grado di trasudare storia al pari di Urago Mella non capita tutti i giorni. Passato e presente si mescolano in un mosaico di brescianità tanto variegato e completo da fare intravedere spiragli di futuro. La natura, qui, riveste ancora un ruolo importante e non potrebbe essere altrimenti, se si considera il fatto che il Mella rappresenta il cuore della zona. I primi attimi di vita che Urago ricordi hanno lo sciabordare delle onde come colonna sonora e risalgono ai tempi dell’antica Roma, quando quest’area di Brixia costituiva l’unico punto di guado del fi ume. Ecco il significato di Urago Mella: davanti al fiume. Il mio percorso inizia proprio da lì, guardando dall’alto il corso d’acqua cittadino per poi imboccare via Risorgimento, arteria simbolo del picco demografico degli anni Sessanta, seguito al boom dell’edilizia popolare. Mi infilo in via Tiboni, entrando nelle viscere della “zona povera” del quartiere, con i suoi palazzi alti e pallidi e i negozi stile anni Ottanta. Imbocco via Ercoli, dove Urago inizia a regalare scorci di provincialità. Il panorama si fa più arioso avvicinandosi al colle, le case si rimpiccioliscono e il vuoto dei portici lascia spazio a vivaci botteghe. Il tour prosegue nella “Urago-bene”, quella delle case da sogno. Poi, all’improvviso, la storia si materializza davanti agli occhi sottoforma di muri in pietra, vicoli e porfido, elementi che annunciano l’approdo nel centro storico. Si tratta di un piacevole e suggestivo salto nel tempo, accompagnato dalla luce del sole che filtra tra persiane legnose e dai gesti intrisi di tradizione di qualche anziana signora. Una sbuca dalla finestra scuotendo il tappeto con un battipanni ligneo, un’altra spazza il marciapiede con una scopa di saggina. Questo tortuoso incedere si conclude nella piazza centrale, dove un gruppetto di over 60 discute animatamente di politica: bianchino d’ordinanza nella destra e basco in testa. Costeggio la chiesa e mi dirigo verso sud. Una deviazione nel pacifico quartiere Abba per poi sbucar enella vitalità di via della Chiesa, che diventa frenesia pura in via Crotte. La meta del mio viaggio è il ponte più antic di Brescia, dove fi no ai primi del ‘900 correvano i binari del tram per Gussago. Tra le sue pietre sono state rinvenute numerose tombe latine e nei suoi pressi furono sepolti numerosi bresciani uccisi alla terribile peste del 1630. Scendo accanto all’argine del Mella e mi siedo su una panchina, lasciando sopra di me il frastuono di una città che diventa sempre più grande e veloce, ricca e povera, provinciale e multiculturale. Osservo le fornaci, assorbite dal sole del tramonto in un dipinto di romantica archeologia industriale, mentre ascolto il racconto dell’acqua che scorre, incurante del vorticoso e spezzettato incedere della storia.

     

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