L’appello dei sindacati: “Basta morti bianche”

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    Basta morti sul lavoro! E’ questo il grido d’allarme che arriva dalle sigle sindacali Flai Cgil  e la Fai Cisl di Brescia. "Il settore dell’agricoltura" spiegano le due sigle in una nota "ha fatto registrare un altro lavoratore morto: si tratta di Agostino Dazzi, di 35 anni, che per motivi ancora da accertare è stato straziato dal cardano del trattore. Non si tratta purtroppo di una tragedia isolata né,  sarà  purtroppo l’ultima. Lo scorso anno" continua la nota " ci sono stati, solo in agricoltura, 167 morti sul lavoro avvenuti in tutta Italia nei campi svolgendo lavoro agricolo, nel conto non ci sono quelli che hanno avuto incidenti in itinere, altrimenti avremmo una cifra che è quasi il doppio. Nei primi nove mesi del 2011 sono già 155. L’impressione, terribile e meschina, è che ormai parlare di morti sul lavoro sia diventato demagogico, retorico e ridondante. Che ormai non faccia quasi più notizia parlare di “morti bianche”; o “di morti verdi”  locuzione ipocrita, come se la morte avesse un colore distintivo. L’uso dell’ aggettivo "bianco"  o “verde” è fuorviante e sbagliato, perché queste morti sono sporche, di calcinaccio, di nerofumo, di terra e di sangue, inaccettabile perché allude all’assenza di una responsabilità per l’accaduto. Più semplicemente invece ci sono contesti in cui morire è assurdo e innaturale, come è quello di morire sul lavoro.

     

    "Partiamo da qui" continuano i sindacati "e quando parliamo e scriviamo di sicurezza è bene chiarire dove stanno i meriti e le colpe di ciascuno, sapendo (e sottolineando) che il calo nelle morti registrato dall’INAIL negli ultimi due anni è certamente un risultato importante, ma non è certo merito del ministro Sacconi, che in questi tre anni di intenso e silenzioso lavoro ha smantellato a colpi di decreti il Testo Unico sulla Sicurezza, e da ultimo ha banalizzato la sicurezza con la campagna in cui il suo Ministero dice che “la sicurezza la pretende chi si vuole bene” (come se fosse un problema di mancanza di amor proprio, ed anzi sottendendo che la responsabilità della sicurezza è spostata dal datore di lavoro al lavoratore).

    "Partiamo dal credere fermamente" continua il comunicato "che la prevenzione, sul lavoro, non è perdita di tempo né di denaro. Così come non è per nulla intelligente e proficuo pensare a un bieco calcolo di probabilità. La volta che l’incidente accade, i costi umani, economici e morali sono di gran lunga più elevati di quanto non si sarebbe speso (in misure e dispositivi di sicurezza, in formazione, in prevenzione) per lavorare in sicurezza. Per esempio nel caso degli incidenti con il trattore rendiamo obbligatoria la revisione dei veicoli dopo un certo numero di anni, incentiviamo le aziende a renderli sicuri con  l’uso della cinghia per evitare lo sbalzamento e la cabina  di protezione. Verifichiamo spesso la capacità del guidatore e il suo stato di salute, diamo incentivi per la rottamazione …

    "Partiamo dalla convinzione che gli infortuni sul lavoro e le morti bianche costituiscono «un fenomeno sempre inaccettabile» e per questo non bisogna «abbassare la guardia riducendo gli investimenti». Lo scrive il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ma in questi tragici giorni lo ripetono un po’ tutti, poi…ci si dimentica.

    "Compito del sindacato" conclude la nota "è fare il possibile perchè le buone leggi si applichino, le buone intenzioni si realizzino, senza farsi scoraggiare dall’indifferenza, dalla sottovalutazione che accompagnano sempre più questi temi, magari complice la crisi(l’importante è lavorare, vedi la tragedia di Barletta), non dobbiamo mai dimenticare che dietro alle morti bianche o verdi che dir si voglia ci sono persone , con la loro famiglia e le loro relazioni, che con la loro tragica scomparsa creano un vuoto enorme e una terribile sofferenza. Non dobbiamo dimenticare che nessun profitto, mai, giustificherà la perdita di una vita umana.

    La Flai Cgil  e la Fai Cisl di Brescia  ribadiscono il  loro impegno a far si che ciò non debba più accadere.

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