Le reazioni all’intervista di Pasotti (Bragaglio, Labolani, Onofri, De Martin)

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    (a. tortelli) Ha suscitato diverse reazioni l’intervista rilasciata ieri a Bsnews.it da Flavio Pasotti. Telefoni che squillano all’impazzata, bigliettini che passano di mano in mano, critiche, complimenti, consigli, progetti. In particolare le dichiarazioni dell’ex presidente di Api – che ha chiamato all’impegno civile la borghesia bresciana – sembrano aver scaldato gli animi dei militanti Pd. Ma anche a destra – contro il Pdl Pasotti ha scagliato pesanti strali – alcune dichiarazioni non sono passate inosservate.

    DI SEGUITO LE OPINIONI DI: De Martin Giorgio (Pd), Bragaglio Claudio (Pd), Labolani Mario (Pdl), Onofri Francesco (civica). 

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    ONOFRI FRANCESCO (ex candidato sindaco)

    “Condivido ciò che dice Pasotti. L’esperienza del 2008, per noi, aveva anche un valore simbolico. Ma per dare un contributo attivo alla città è necessario confrontarsi anche con i partiti. Per il futuro – se, come non è da escludere, ci sarà ancora un nostro impegno – non potremo rinunciare a rapportarci con chi è già in campo. Il problema è soprattutto il metodo. L’alleanza non si può costruire senza un percorso di confronto anche con il territorio. Anche perché il prossimo sindaco di Brescia avrà di fronte una sfida davvero difficile, quella di mantenere alto il livello dei servizi della città nonostante i tagli. In particolare trovo necessario che il pubblico si rapporti di più con le risorse straordinarie che operano nel cosiddetto terzo settore. Ma in maniera rigorosa, abbassando toni, personalismi, orgogli e bandiere. Una sfida, quest’ultima, in cui una civica potrebbe essere avvantaggiata rispetto ad altri”.

    GIORGIO DE MARTIN (segretario cittadino del Pd)

    “Tutto quello che può servire per mandare a casa questa giunta è ben accetto. Come Pd abbiamo già avviato un percorso di apertura alla città. Tramite le primarie gli elettori potranno scegliere chi li rappresenterà. Ogni nome e ogni movimento che vorrà dare il suo contributo sarà gradito. L’importante è che questa volta si faccia uno sforzo unitario e ci si metta assieme fin dal primo turno per vincere attorno a un programma condiviso, non per soli motivi di convenienza elettorale”.

    MARIO LABOLANI (assessore ai Lavori pubblici del Comune di Brescia)

    “Pasotti si sta adeguando a un certo andazzo nazionale. Certi poteri che sono bravissimi a ripetere all’infinito la parola ‘vorrei’, spiegando a tutti cosa dovrebbero fare. Leggo che la nostra sarebbe una giunta di incapaci, ma dimostreremo quanto siamo riusciti a fare in una situazione disastrosa come l’attuale. Questa cosiddetta parte della società civile pretende di spiegare a noi come si dovrebbe amministrare Brescia, dimenticando che governare una città è ben diverso dal guidare un’azienda. Io preferisco stare nei quartieri, con Rolfi, invece di sedere nei salotti buoni a fumare sigari e sorseggiare liquori. Il 2013 è vicino: tutte queste persone si mettano in gioco e vedremo che giudizio ne daranno i bresciani”.

    CLAUDIO BRAGAGLIO (consigliere comunale del Pd) – COMUNICATO STAMPA

    “Ascolto e mi confronto con Flavio Pasotti, sempre con grande interesse. Sempre idee, provocazioni e giudizi di valore. Come nell’ultima intervista a Bs news. Molte le cose da me condivise. I suoi giudizi su Brescia, le iniziative da assumere, avendo in testa le sfide della città del futuro, non la sopravvivenza del passato. Altri giudizi, più problematici, su cui soffermarsi.

    Il suo “appello alla borghesia”. Da uomo di sinistra lo ritengo da parte mia pienamente condivisibile. Dirò di più. Dopo la stagione della mediazione “operai e capitale” della DC e di Boni, e la contrastata vicenda Lucchini, i tentativi in Loggia di giocare in proprio da parte di Gnutti nel ’94 o di Della Bona, non sono stati sostenuti neppure dalle loro categorie di provenienza (Aib). Anche perchè la Loggia è stata considerata un riferimento di autorevolezza ed affidabilità, anche senza avere un “industriale” – modello berlusconiano – al comando. Senza poi tralasciare il piccolo “dettaglio” che per certi posti in democrazia si contano i voti popolari e non le azioni di una spa.

    Pasotti è critico verso i sindaci “selezionati dalla politica, in questi anni”. Se si riferisce al solo Paroli, non c’è alcun dubbio. Se si allarga “ai sindaci”, allora gioca sull’ambiguità e non son proprio d’accordo. Perchè sindaci come Martinazzoli e Corsini, o prima, come Panella, Padula o lo stesso Trebeschi, “selezionati dalla politica”, hanno reso grandi meriti e onore alla nostra città.

    Ciò che abbiamo di fronte con la Giunta Paroli ed A2A è il fallimento dell’operazione “ciellina e leghista”, dice bene Pasotti. Anzi più ciellina che leghista, visto che il sindaco vero è Rolfi e Paroli neppure ha il coraggio di dare quelle dimissioni da parlamentare che oggi gli sono imposte persino dalla Corte. E pure ha ragione, Pasotti, sulla logica miope di Paroli che cerca una rivincita sulla storia amministrativa della sinistra DC e dell’alleanza con la sinistra riformista.

    Da qui si deve partire, anche per ragionare sulle “civiche”, ma non erigendo od inventandosi muraglie cinesi contro il passato amministrativo e politico di questa città, nel tentativo di poter legittimare per questa via la rottura attuale del civismo. Infatti va pur ricordato che il vero civismo bresciano è già nato nel ’94 con la Pallata e con l’avv. Angi Rampinelli, liberale e presidente di ASM.. Una Civica con un risultato di consenso finora ineguagliato.

    Penso inoltre che neppure sia opportuno farsi prendere troppo la mano contro la politica – ma qui mi rivolgo all’amico Flavio – con l’animus solitario del “bastian contrario”. Del repubblicano minoritario, e minoritario al punto tale d’esser – come lui stesso ricorda- pure contro il suo piccolo PRI negli anni ’90 in Loggia!

    Liste e movimenti civici? Vedo anch’io a Brescia una grandissima potenzialità. Decisiva. Ma debbo amaramente constatare che così come finora si stan muovendo, le Civiche in campo non vanno da nessuna parte. Dirlo con spirito di sincera amicizia anche alla collega Castelletti so bene che non risulta simpatico, ma è così! Se non ci si schioda dallo schema del 2008, si ritroveranno in un complicato labirinto e pure con meno voti. E’ vero che i poli non sono definiti, ma ha ragione Pasotti, una scelta va fatta ora. Una scelta da protagonisti – hic et nunc – nella costruzione dell’alternativa progressista e civica a Brescia, non l’attesa per aderire o meno a poli politici a quel punto già definiti.

    Vedo che si pronunciano favorevolmente i sostenitori di Francesco Onofri. Fan bene, perchè è una persona che merita e che anch’io stimo ed apprezzo. Ma se le cose stanno così, vedo però anche difficile immaginare battaglie con soldati che incitano e generali che nicchiano! Ricordo un’intervista in cui spingendosi oltre l’Amleto, di dubbi Onofri riuscì a formularne ben tre: incertezza personale, professione, famiglia.

    Mi auguro proprio che l’intelligente provocazione di Pasotti attivi un seria riflessione politica, dentro e fuori il perimetro dei partiti. Senza porre limiti al ruolo positivo del civismo, ma sapendo che il valore in politica sta non tanto nelle ambizioni esibite, ma nei processi reali e di consenso effettivamente costruiti. E pure nella disponibilità di persone “fisicamente esistenti”. Passare dalla filosofia alla politica, dall’appello alla “borghesia” alla disponibilità di Tizio, Caio e Sempronio.

    Un ultimo elemento, che Pasotti non considera nell’intervista, ma che sarà decisivo. Brescia in passaggi topici (nella crisi del 1992, con sindaco Corsini, nel 1994, con sindaco Martinazzoli e la nascita dell’Ulivo) è stata all’avanguardia di processi politici nazionali. Una locomotiva. Oggi non è dato vedere un simile ruolo. A questo si aggiunga che un centro sinistra, pur elettoralmente minoritario in città (mediamente 40-42%) ha vinto nei diversi passaggi, fino al 2008, anche per la divisione del centro destra.

    La vicenda bresciana del 2013 – chiusa la vicenda berlusconiana – sarà in ogni caso condizionata fortemente dalla vicenda nazionale. Sia che si vada ad un governo Monti, con relativa coincidenza di voto nazionale ed elezioni in Loggia nel 2013. Sia che vi siano le elezioni anticipate nel 2012, con la determinazione dello schieramento vincente.

    In entrambi i casi, è certo che vi sarà un sommovimento dell’intero sistema politico, delle relative alleanze e spostamento di consensi. Oggi ci è dato lo spazio incisivo dell’opposizione e, cammin facendo, dell’aggregazione politica e della costruzione programmatica dell’alternativa, con la consapevolezza che i blocchi di partenza del 2013 in Loggia si definiranno all’indomani delle elezioni anticipate o in parallelo alle politiche del 2013. Si pensi solo alle possibilità o meno di un’alleanza tra PD, nuovo Ulivo, UDC-Terzo Polo. E in ogni caso saranno schieramenti molto diversi da quelli visti nel 2008 e che ci hanno visto soccombenti”.

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    1. De Martin "Tutto quello che può servire per mandare a casa questa giunta è ben accetto". Se questo è il pensiero politico del segretario cittadino del PD la prossima volta voto il partito dello spiedo. Pazzesco!

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