Permessi facili per gli stranieri a Manerbio, la Cgil fuori dalle indagini

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    Il procedimento nei confronti del collaboratore della Camera del Lavoro di Manerbio, al quale veniva contestato «di avere realizzato attività illecita consistente nella presentazione della domanda per la regolarizzazione di soggetti extracomunitari privi di requisiti previsti dalla legge in quanto falsi, alterati o contraffatti», è stato archiviato. A deciderlo è stato il giudice delle indagini preliminari Francesco Nappo, «esaminata la richiesta di archiviazione avanzata dal pubblico ministero Lara Ghirardi» e letti gli atti del procedimento stesso. La vicenda risale al 28 ottobre 2010, quando i carabinieri avevano perquisito l’abitazione del collaboratore della Cgil e la stessa sede decentrata di Manerbio della Camera del Lavoro. Episodio, questo, che aveva avuto ampio risalto sugli organi di informazione locale.

    ECCO IL COMMENTO DEL SEGRETARIO DAMIANO GALLETTI

    Come Cgil, fin dal principio, avevamo espresso fiducia nell’operato della magistratura e la scelta di archiviare la questione ci conforta anche rispetto al buon operato del nostro collaboratore.

    In quell’occasione, peraltro, avevamo comunque ricordato che compito dell’Inca Cgil, in qualità di soggetto accreditato da un Protocollo di intesa definito a livello nazionale, è di predisporre le pratiche e la regolarizzazione degli immigrati e di inviarle al ministero dell’Interno. Rilevando quindi che la documentazione e le dichiarazioni per la regolarizzazione sono rilasciate sotto la responsabilità di chi presenta la domanda. Purtroppo, anche in quell’occasione, alcuni esponenti di forze politiche si dimenticarono di questo particolare e ne approfittarono per sentenziare a priori contro la Cgil, rea evidentemente di aver criticato le modalità di attuazione della sanatoria del 2009. Che, ricordiamo, era limitata alle sole colf e badanti e quindi, più ancora delle precedenti sanatorie, ha alimentato un mercato di truffe e tentativi di regolarizzazione, di cui gli immigrati – presenti in Italia come muratori, lavoratori nelle cascine o altro ancora ma non badanti – sono stati le prime vittime.

    I casi di truffa, non a Manerbio come ha stabilito la magistratura, purtroppo ci sono stati e siamo ben lieti del fatto che sia tuttora in corso un’inchiesta allargata per verificare gli eventuali abusi che sono stati denunciati.

    In troppi speculano sulle vite degli immigrati: sia chi ne fa merce per truffe o raggiri, sia chi cerca di costruire le proprie fortune politiche attaccandoli in ogni occasione e dimenticandosi così anche dei lavoratori italiani, colpiti duramente dalla crisi economica in atto.  

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